Il Condominio

Tempi lunghi in condominio, amministratori in difficoltà

di Saverio Fossati

I tempi, per il condominio, sono ormai impraticabili. Su questo, almeno, tutte le associazioni di categoria del mondo condominiale sono concordi, e in effetti le richieste di proroga sono partite subito, da quando la norma era entrata in vigore, il 19 maggio scorso, senza troppi riscontri dal Governo.

Del resto le associazioni degli amministratori di condominio hanno ragione: a causa della pandemia, si sono praticamente persi i sei mesi del 2020 ma l’intero 2021 rischia di essere sufficiente solo per chi riesce a prendere decisioni entro dicembre, con il rischio che ci sia un surplus di richieste alle imprese nei primi mesi e poi tutto si fermi perché negli edifici dove le assemblee si tengono dopo i tempi vanno a cozzare contro la fatidica data del 31 dicembre.

Il quadro delle difficoltà, però, era emerso da subito nel mondo condominiale: per un condominio medio occorrono almeno due (se non tre) assemblee per deliberare definitivamente la scelta, considerando che la fattibilità e i progetti sulla base dei quali prendere la decisione finale portano poi via almeno un mese.

La tempistica reale
Quindi, da quando i condòmini o l’amministratore stesso prendono l’iniziativa di studiare la possibilità a quando l’impresa riceve ufficialmente l’appalto, tre mesi è il minimo, 4-5 mesi la media. Poi c’è l’esecuzione dei lavori: a seconda dell’entità dell’intervento, da due mesi a un anno. Perché, se è vero che se fossimo in Giappone un cappotto termico all’edificio di 30-40 unità immobiliari verrebbe sistemato in un mese, da noi occorrono 45 giorni solo per avere il permesso di montare i ponteggi e un altro mese per montarli, poi si lavora sui ponti termici... insomma, altri sei mesi sono un tempo ragionevole lavorando senza interruzioni. Poi si passa alla fase del collaudo e della formazione dei numerosi documenti necessari per la regolarità dell’operazione e per la fruizione della detrazione e al saldo dei lavori. Facile immaginare che, anche per chi inizia da subito con le assemblee, finire entro il 31 dicembre 2021 è un obiettivo non facile. Ma chi può avviare davvero subito le assemblee in tempo di covid? Resta la soluzione, per ora molto osteggiata, delle teleassemblee.

Le associazioni
Per Francesco Burrelli, presidente di Anaci (Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari) «la proroga non è solo doverosa ma un modo per far diventare reale quanto si è già progettato, e per un progetto di sismabonus ci vogliono almeno cinque mesi in questo periodo. Quindi il 2021 ce lo siamo già giocato. Ci vorrebbe un piano in base all’evoluzione della pandemia sino al 2024-2025, con i Comuni che mettano a disposizione uffici dedicati alle verifiche urbanistiche».

Sulla stessa linea Rosario Calabrese, presidente di Unai (Unione nazionale amministratori di immobili): «Unai chiede con forza la proroga perché gli amministratori sono sotto pressione da parte dei condòmini che vogliono fare le assemblee e sono abbandonati dal legislatore, che sino all’emendamento sulle teleassemblee aveva totalmente ignorato il problema delle assemblee condominiali».

«Come Coram Confedilizia - spiega Vincenzo Nasini - possiamo solo manifestare la speranza che il Governo, senza por tempo in mezzo, faccia avere a tutti, proprietari, tecnici e amministratori assolute certezze sul fatto che sarà immediatamente disposta una proroga, in difetto della quale questa novità che aveva suscitato aspettative in molti, sarebbe destinata a risolversi in una bolla di sapone: non ci sarebbero materialmente i tempi per espletare l’iter giuridico e si perderebbe solo tempo e denaro».

Allineati anche i condòmini; per Augusto Cirla, segretario nazionale Assocond «è una necessità assoluta prendere al volo il superbonus, impossibile però da cogliere non potendo, oggi, fare le assemblee se non nei piccoli condomìni».


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