Quotidiano del Condominio

  • 19 Mar 2015
  • Portiere/2. Gli obblighi e le responsabilità del lavoratore

    Alberto Celeste
  • Fonte: Il Sole 24 Ore

    Nel caso di godimento dell'alloggio di servizio, il portiere deve provvedere alla vigilanza (ossia alla sorveglianza da effettuare solo durante l'orario lavorativo) e alla custodia (da intendersi come generico impegno alla conservazione e alla tutela dello stabile, che potrebbe richiedere un impegno anche extra orario di lavoro), alla distribuzione della corrispondenza ordinaria, alle piccole riparazioni che non richiedano specializzazioni e/o qualifiche particolari (per esempio, cambiamento delle lampadine fulminate), al controllo dei citofoni e degli ascensori, all'accensione e allo spegnimento della luce, all'apertura e alla chiusura del portone, alla pulizia delle aree comuni e degli spazi a verde (compreso, per questi ultimi, l'innaffiamento).

    In generale, l'obbligo della custodia, da intendersi quale generico impegno alla conservazione e alla tutela dello stabile, deve esplicarsi secondo la diligenza media del buon padre di famiglia (artt. 1176 e 2104 cod. civ.) e deve consistere nella difesa della cosa custodita, in modo che la stessa venga convenientemente conservata e preservata da ogni sorta di deprezzamento o di sottrazione da parte altrui.
    Trattandosi nello specifico della custodia di un immobile, tale custodia è tesa a salvaguardarne l'integrità statica ed estetica: il portiere deve, a tale fine, rivolgere la sua attenzione alla condotta dei condomini e degli inquilini; in quest'ottica, il portiere è tenuto a provvedere a tutte le esigenze dello stabile, avendo in consegna gli apparecchi e i contatori relativi ad acqua, gas, luce ecc., per cui deve curarne il regolare funzionamento, compiendo, in caso di guasti, le riparazioni di urgenza; parimenti è tenuto a vigilare sugli impianti di ascensore, termosifone e anche telefono quando un apparecchio telefonico sia collegato nei locali della portineria, ipotesi sempre più rara, alla luce dell'avvento dei cellulari segnalando tempestivamente all'amministratore eventuali difetti.

    L'obbligo della vigilanza va inteso come attenta sorveglianza dello stabile (di solito abitato da più nuclei familiari), per un verso, impedendo l'ingresso di terzi estranei o, peggio, di malintenzionati e, per altro verso, controllando che gli abitanti dello stabile non lo danneggino, dando, se del caso, immediato avviso all'amministratore; tale obbligo ha un'importanza dominante nell'esplicazione dell'attività del portiere: da qui la necessità di una clausola che assicuri la continuità della prestazione del servizio (non è escluso anche il possesso delle chiavi degli appartamenti dei singoli condomini).
    Il terzo obbligo essenziale del portiere è quello di curare, con perizia e diligenza, la pulizia dello stabile, attendendo a tutte le operazioni relative di spazzatura e lavatura di scale, pianerottoli, androne, ascensore, cortile e quant'altro.
    Ulteriori obblighi del portiere possono essere imposti dalle consuetudini locali come quello di riferire ai condomini sulle persone che hanno chiesto di loro ma il portiere deve altresì provvedere alle mansioni di ordine minore, quali, per esempio, l'accompagnamento dei visitatori nei locali da affittare o da vendere, la detenzione delle chiavi degli alloggi vuoti e del portone ecc.
    Resta inteso che lo stesso portiere dovrebbe astenersi dal compiere lavoretti a favore dei singoli condomini durante l'orario di servizio, anche se non esiste alcun obbligo per lo stesso di essere presente nell'edificio nelle ore non lavorative, per cui, fuori dallo stabile e comunque quando è autorizzato ad assentarsi dalla portineria, il medesimo portiere è libero di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa.

    Altro compito aggiuntivo è quello che riguarda gli interventi sull'impianto di ascensore da effettuarsi in situazioni di emergenza, per sbloccare la cabina, portarla al piano e aprirne la porta; la delicatezza di tale compito richiede però che il portiere abbia seguito uno specifico corso di formazione, i cui oneri sono a carico del condominio (i danni eventualmente provocati con queste manovre di riallineamento potrebbero essere coperti mediante l'estensione della consueta assicurazione globale fabbricati).
    Comunque tutti i portieri che usufruiscono dell'alloggio di servizio, nell'emergenza, sono tenuti a intervenire anche nelle ore di reperibilità e, quando gli stessi si trovino comunque nel fabbricato, anche al di fuori degli orari medesimi; diversamente, se l'emergenza si verificasse negli orari notturni (dalle 22,00 alle 6,00), il lavoratore è tenuto a dare l'allarme chiedendo l'intervento delle ditte competenti; pertanto, limitatamente alle giornate in cui presta effettivamente la propria attività lavorativa, il portiere, salvo giustificato motivo di impedimento, dovrà essere dotato di idonei mezzi di comunicazione al fine di assicurare il proprio intervento con la massima tempestività.
    In proposito si è puntualizzato che va riconosciuta la qualifica di portiere a chi svolge le mansioni di vigilanza e custodia al servizio di un parco destinato a distinti condominii tutti responsabili per il pagamento della retribuzione, per essere il parco destinato al loro servizio e per il fatto di giovarsi delle prestazioni lavorative del portiere mentre è irrilevante, al fine di escludere l'esistenza di un rapporto di portierato, la circostanza che ogni edificio abbia un proprio portiere.
    In analoga fattispecie, si è affermato che, se, in presenza di più palazzine contigue, si affidi, con apposito contratto, la sorveglianza, la pulizia e in genere i servizi a una persona cui si concede anche l'uso di un alloggio compreso in una di dette palazzine, il complesso di prestazioni che questa si impegna a svolgere integra un rapporto di portierato, ancorché il controllo sulle persone che accedono alle palazzine non possa essere eseguito con la stessa intensità impiegata dal portiere addetto a un unico edificio, pur non essendogli vietato lo svolgimento di limitate attività durante il periodo di servizio, purché nell'ambito del comprensorio affidato alla sua custodia e compatibilmente con le modalità stabilite per l'esercizio della vigilanza.
    Nella seconda ipotesi, caratterizzata dalla non disponibilità dell'alloggio, l'attività di custodia è esclusa, mentre, allorché al lavoratore che esplichi funzioni principali o sussidiarie di portiere siano anche affidate le mansioni di pulizia, il medesimo dovrà provvedere anche a mantenere gli spazi e le aree comuni.
    Resta inteso che tutti gli ulteriori incarichi affidati al lavoratore, non ricompresi in quelli fin qui indicati in via esemplificativa, devono essere retribuiti con compenso a parte, di regola determinato secondo quanto previsto nel CCNL Confedilizia del 2012 (si pensi all'indennità di esazione delle quote condominiali).

    Il ritiro e la distribuzione della posta
    Merita una particolare attenzione la mansione inerente alla "distribuzione della corrispondenza ordinaria e straordinaria".
    Quanto alla posta "ordinaria", la giurisprudenza ha chiarito che l'obbligo del portiere va riferito a tutta la posta nella quale rientrino gli espressi postali e i plichi a mano, anche se consegnati da corrieri privati e malgrado, per tale attività, si faccia ricorso a modalità che non si identificano del tutto con quelle previste per la corrispondenza ordinaria.
    In precedenza, era sorto il dubbio se potessero o no rientrare nella posta ordinaria anche le raccomandate e le assicurate; in effetti il vecchio R.D. 686 del 18 aprile 1940 stabiliva, all'art. 36, che tali documenti dovevano essere consegnati con ricevuta soltanto ai rispettivi destinatari o ai loro delegati che dimostrassero la loro qualità, mentre, al successivo art. 37, si prevedeva che la corrispondenza ordinaria potesse anche essere recapitata alle persone di famiglia dei destinatari o ai portieri; tali norme sono state però superate dal nuovo T.U. postale 156 del 29 marzo 1973 e d'altronde, stante l'art. 139, commi 3 e 4, cod. proc. civ. secondo cui, «in mancanza delle persone indicate nel comma precedente, la copia è consegnata al portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda» e «il portiere … deve sottoscrivere una ricevuta, e l'ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto, a mezzo di lettera raccomandata» appariva irragionevole che il portiere, obbligato a ricevere le notifiche degli atti giudiziari e le cartelle esattoriali (atti solitamente più importanti della corrispondenza ordinaria), non potesse essere tenuto a ricevere anche le raccomandate e le assicurate.
    In proposito va osservato che, per tale incombente, il portiere, come può essere incaricato dal condomino/destinatario a ricevere gli atti allo stesso notificati, allo stesso modo può essere diffidato dal sottoscrivere le suddette notifiche; in ogni caso gli effetti di un eventuale rifiuto di atti giudiziari si consumano all'interno dei rapporti tra questi due soggetti e ciò non può rappresentare motivo di inadempimento nei confronti del condominio, che resta terzo rispetto a essi.
    Per quanto concerne il ritiro e la distribuzione della posta "straordinaria", la lett. m) dell'art. 17, comma 4, del CCNL impone alcune modalità che sono giustificate dalla particolare natura della corrispondenza de qua, che può essere ritirata solo con la firma del ricevente: in questo caso occorre che il condomino o l'inquilino rilascino al portiere una delega scritta ad hoc.
    Al fine di garantire la sicurezza e il corretto svolgimento del servizio, inoltre, il condominio deve fornire al lavoratore un registro nel quale annotare gli arrivi e le consegne ai destinatari con la loro sottoscrizione per ricevuta; per l'espletamento di tali mansioni, è prevista un'indennità economica supplementare che tenga conto di diverse variabili, tra le quali, per esempio, se il servizio sia reso anche a favore di terzi residenti o domiciliati presso il condomino o l'inquilino, mentre non incide sull'entità del compenso extra il volume della corrispondenza da ritirare.
    Per i rapporti di lavoro in corso, l'affidamento dell'incarico in questione è subordinato all'accettazione da parte del lavoratore, che non può essere revocata, mentre, nei rapporti di nuova costituzione, sarà lo stesso contratto di assunzione a contemplare detta mansione.

    L'avviso di convocazione all'assemblea
    La distribuzione ai condomini del plico contenente l'avviso di convocazione dell'assemblea, pur non essendo contemplata dal contratto collettivo di settore neppure tra le ulteriori mansioni affidate al portiere, rappresenta un'attività diffusa specie nei condomini di notevoli dimensioni, nei quali si debba consegnare un rilevante numero di avvisi e, per limitare le spese postali, si ricorra a un procedimento che tuttavia richiede grande precisione da parte del portiere a ciò incaricato.
    La possibilità di utilizzare questo sistema a patto che il regolamento di condominio non contenesse disposizioni specifiche in merito era consentita da un orientamento giurisprudenziale oramai consolidato, secondo il quale, per la rituale convocazione assembleare, non si richiedevano particolari formalità, essendo sufficiente il fatto che risultava provato, anche da univoci elementi, che il condomino ne avesse, in concreto, ricevuto la notizia; ciò consentiva quindi all'amministratore un'ampia libertà di adottare la forma che egli ritenesse più consona per l'effettivo raggiungimento del fine per il quale era stato previsto l'avviso di convocazione.
    Attualmente il novellato art. 66, comma 3, disp. att. cod. civ., così come modificato dalla legge 220/2012, prescrive che «l'avviso di convocazione … deve essere comunicato … a mezzo di posta raccomandata, posta elettronica certificata, fax o consegna a mano», legittimando, in quest'ultimo caso, una prassi molto diffusa nei condominii.
    Il problema che si pone rimane quello di dimostrare che tutti i destinatari siano stati tempestivamente avvisati e l'unico sistema sicuro è che il portiere sottoscriva il foglio sul quale deve essere indicato il numero dei plichi presi in consegna, prevenendo così possibili future contestazioni; quindi sempre sullo stesso foglio, che poi sarà restituito all'amministratore, accanto al nominativo di tutti i condomini destinatari, accompagnato dal numero dell'interno, dovrà essere apposta la firma del ricevente, con data e ora del ritiro; il rifiuto del condomino, certificato sul foglio in questione, di prendere la lettera a mano contenente la convocazione dell'assemblea, tuttavia, non esclude che la convocazione stessa sia andata a buon fine.

    L'orario e le giornate lavorative
    Nell'ambito della complessa classificazione che caratterizza e individua i lavoratori che prestano servizio alle dipendenze del condominio e le relative mansioni, un dato di rilevante interesse riguarda la differenza, per l'orario lavorativo da rispettare, tra i portieri che usufruiscono o meno dell'alloggio di servizio, per i quali è rispettivamente contemplato un impegno settimanale di 48 o 47 ore (ridotte fino a 45), distribuito su un arco di 6 giornate, articolato dalle ore 7,00 alle 20,00, il tutto con le deroghe e precisazioni previste nel CCNL di settore (artt. 36/47).
    È da evidenziare l'istituto della "reperibilità" introdotto dal contratto in vigore a garanzia dello svolgimento del servizio di portierato anche in situazioni di emergenza, ossia oltre l'orario lavorativo e con la massima tempestività di intervento; trattandosi di un compito obbligatorio per i lavoratori che fruiscono dell'alloggio, è indispensabile che l'amministratore fornisca al dipendente idonei mezzi di comunicazione; in ogni caso la reperibilità deve essere garantita nel tetto massimo di 12 ore settimanali, su 6 giorni alla settimana e per 48 settimane all'anno, nel rispetto del riposo settimanale, delle festività e del periodo di ferie e retribuita con un compenso extra.
    Comunque il portiere ha diritto di percepire dall'amministratore, per il lavoro svolto nelle domeniche, la paga giornaliera, pari a 1/26 della retribuzione mensile, con la maggiorazione del 40% e, per il lavoro svolto nelle altre festività, il doppio della retribuzione giornaliera prevista, ugualmente computata, oltre la maggiorazione del 40%, ai sensi delle leggi 111 del 16 aprile 1954 e 526 del 16 maggio 1956; devono considerarsi invalide, per contrasto con le norme imperative di legge sul diritto del lavoratore subordinato al riposo e all'integrale percezione della retribuzione, le clausole della contrattazione collettiva che prevedono, per il servizio nei giorni mensili festivi, l'opera di un sostituto da compensare con quota parte del salario mensile o, mancando il sostituto, la sola maggiorazione del 40% nelle domeniche e una sola quota di 1/30 del salario mensile, oltre il 40%, nelle altre festività.
    Qualora poi il medesimo portiere abbia lavorato la domenica senza fruire nella settimana di un giorno di riposo compensativo, ha diritto anche al risarcimento del danno per il mancato riposo settimanale; tale risarcimento, in mancanza di criteri legali e di principi di razionalità che ne impongano la liquidazione in una somma pari a un'altra giornata di retribuzione, va determinato dal giudice del merito, alla stregua di una valutazione che, anche utilizzando strumenti e istituti previsti dalla contrattazione collettiva, tenga conto della gravosità e delle prestazioni lavorative e dell'effetto usurante del mancato riposo, non essendo il danno per il sacrificio del riposo settimanale determinabile contrattualmente in astratto ed essendo in contrasto con la norma imperativa dell'art. 36 Cost.
    Resta ferma ovviamente la retribuzione ulteriore in caso di lavoro straordinario e la maggiorazione della paga oraria qualora il portiere presti lavoro notturno.
    Come tutti gli altri lavoratori, il portiere ha comunque diritto a una giornata di riposo alla settimana (art. 2109 cod. civ.), di regola di domenica, salvo la facoltà delle parti di fissare un altro giorno; ha altresì diritto alle ferie annuali (art. 39, comma 3, Cost.), che gli servono per recuperare le energie psico-fisiche; in caso di malattia, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo determinato, con versamento di un'indennità giornaliera con oneri a carico della Cassa portieri; se è in gravidanza, si applica l'astensione obbligatoria e facoltativa, stante il divieto di licenziamento, mantenendo una quota rilevante della retribuzione ordinaria.
    Più ridotto è invece l'orario di lavoro contrattualmente definito per gli altri lavoratori, quali in particolare gli addetti alla pulizia e/o alla conduzione dei campi da tennis, delle piscine e degli spazi destinati a verde, i "pulitori" che si occupano della pulizia delle parti comuni, nonché gli operai specializzati addetti alla manutenzione degli immobili e dei relativi impianti.

    L'articolazione del rapporto di lavoro
    Il rapporto di lavoro del portiere è di regola a tempo indeterminato, ma l'apposizione del termine al contratto può essere eccezionalmente consentita (legge 230 del 17 aprile 1962 e D.Lgs. 368 del 6 settembre 2001), allorché sia compatibile con un'attività stagionale in locali di villeggiatura (per esempio, al mare), oppure per l'esecuzione di una prestazione avente carattere occasionale (per esempio, per la manutenzione di impianti sportivi).
    È da ricordare poi che la legge 863 del 19 dicembre 1984 ("Misure urgenti a sostegno e incremento dei livelli occupazionali"), all'art. 5, ha disciplinato il rapporto di lavoro "a orario inferiore rispetto a quello ordinario", cioè il part-time.
    Per quanto concerne, in particolare, il servizio di portierato, l'art. 48 del CCNL prevede che possano essere instaurati rapporti di lavoro a tempo parziale, a distribuzione sia orizzontale sia verticale e/o mista, specificando che la distribuzione orizzontale è consentita con un orario massimo di 36 e 32 ore settimanali e un minimo di 20 e di 16 ore settimanali (per i soli conviventi con portieri che usufruiscono dell'alloggio, si può instaurare un rapporto di lavoro a tempo parziale, con il minimo ridotto a 12 ore settimanali); ai soli fini del completamento del servizio, per le portinerie servite da un portiere a tempo pieno, possono essere instaurati rapporti con non meno di 15 ore settimanali e 3 ore giornaliere.
    Pertanto il condominio potrebbe assumere il portiere per un rapporto inferiore a quello stabilito dalla contrattazione collettiva, o per periodi predeterminati nella settimana, nel mese o nell'anno, e conseguentemente con riduzione proporzionale della retribuzione (D.Lgs. 61 del 25 febbraio 2000); l'orario ridotto può essere concordato ab initio o intervenire nel corso del rapporto, purché avvenga per iscritto.
    Mette punto rammentare inoltre che l'art. 33 del CCNL disciplina il contratto di lavoro "ripartito", intendendosi per tale il contratto con il quale due o più lavoratori assumono in solido un'unica e identica obbligazione lavorativa subordinata, ai sensi dell'art. 41 del D.Lgs. 276/2003.
    Nell'ipotesi in cui il lavoro ripartito venga introdotto là dove è già in essere un rapporto di lavoro, il lavoratore in forza ha la facoltà di scegliere l'altro lavoratore con il quale dovrà solidalmente assumere l'obbligazione relativa alla prestazione lavorativa (il condominio può esprimere il proprio gradimento o no sulla persona prescelta, senza alcun obbligo di motivare la decisione); nell'ipotesi in cui il lavoro ripartito venga istituito ex novo, con l'assunzione contestuale di due lavoratori, questi potranno reciprocamente esprimere il proprio gradimento ad assumere in solido un'unica obbligazione lavorativa subordinata.
    Fermo restando il vincolo di solidarietà di cui sopra e fatta salva una diversa intesa fra le parti contraenti, ogni lavoratore resta personalmente e direttamente responsabile dell'adempimento dell'intera obbligazione lavorativa.
    Il contratto, stipulato in forma scritta, può indicare la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che dovrà essere svolto da ciascuno dei lavoratori interessati, ferma restando in ogni caso la possibilità per gli stessi lavoratori di determinare discrezionalmente, in qualsiasi momento, la sostituzione o la modificazione della distribuzione dell'orario di lavoro (dovendo comunque informare preventivamente il condominio sull'orario di lavoro di ciascuno di essi).
    La retribuzione va corrisposta a ciascun lavoratore in proporzione alla quantità di lavoro effettivamente prestato; eventuali sostituzioni da parte di terzi, nel caso di impossibilità di uno o entrambi i lavoratori coobbligati, sono vietate e possono essere ammesse solo previo consenso del condominio.
    Non si esclude infine che lo stesso condominio possa ricorrere al contratto interinale o alla somministrazione (legge 196 del 24 giugno 1997 e D.Lgs. 276 del 10 settembre 2003), rivolgendosi a un'agenzia autorizzata, la quale "affitta" il lavoratore per un periodo di tempo predeterminato, al fine di svolgere le mansioni richieste dall'utilizzatore (per esempio, per sostituire altro dipendente del condominio che si assenti per ferie o per aspettativa).