Risparmio Energetico e Tecnologie

Risparmio e antisismica, serve un abito su misura per il 110%: oggi la guida in edicola

di Saverio Fossati e Giuseppe Latour

Saperne di fisco non basta. Già sono piuttosto complesse le regole per avviare il superbonus del 110% sui giusti binari burocratico-fiscali (si veda il focus di 16 pagine del 26 maggio, cui seguirà quello del 1° luglio con tutti gli aggiornamenti). Ma da moltissimi lettori è arrivata la richiesta di capirci di più sul significato concreto degli interventi possibili, sia per quanto riguarda l’impegno realizzativo che per gli effetti delle opere realizzate.

Non si tratta, infatti, di avviare lavori «perché tanto sono gratis» anche perché, come si sa, questo è vero solo sino a un certo punto, considerato che il mercato dei crediti d’imposta non si è ancora formato. Scopo della norma è quello di riqualificare il patrimonio immobiliare residenziale italiano dal punto di vista del consumo di energia e della sicurezza (le tre zone sismiche ammesse al bonus del 110% coprono gran parte della penisola).

Ogni intervento, quindi, ha un suo perché. A cominciare dal “cappotto termico”, che in realtà, come spiegato alla pagina seguente, si declina in tre tipologie di opere piuttosto diverse tra loro, con tecnologie varie e, soprattutto, con effetti assai diversi sul risparmio energetico.

E ogni tipologia di intervento è associata alla particolare situazione dello stabile, per cui per un immobile soggetto a vincoli storico-paesaggistici l’unica scelta possibile sarà quella di operare all’interno delle singole unità immobiliari.

A pagina 3 del dossier sono illustrati i principali lavori legati al risparmio energetico, per i quali l’aliquota di detrazione ordinaria è del 65%, che sale però al 110% se vengono associati a una delle tre tipologie di interventi “trainanti”, di cui a pagina 2 di questo dossier. Quindi si apre una nuova stagione per i serramenti e i pannelli solari, i cui vantaggi e svantaggi sono spiegati con chiarezza.

L’ultima pagina del dossier è dedicata ai lavori antisismici, che beneficiano anch’essi del 110% (anche se non realizzati in abbinata a quelli di ecobonus). In questo caso si scopre una cosa: la messa in sicurezza antisismica è un abito su misura, che va adattato alle condizioni del singolo edificio. Non è possibile dare una ricetta che funzioni per tutti, ma solo delle indicazioni generali.

Ci sono, cioè, due approcci che distinguono tutti gli interventi di messa in sicurezza. Da un lato, i lavori che tendono a migliorare la resistenza della struttura a un terremoto: è possibile, ad esempio, introdurre elementi che sostengano le strutture portanti dell’edificio. In alternativa, ci sono i lavori che tendono a isolare l’edificio dal sisma, ammortizzandone gli effetti. Un esempio classico, in questa direzione, è quello degli isolatori, “pattini” che vengono sistemati sotto la struttura e che la proteggono facendola muovere in modo indipendente dal terreno.

Questo, come detto, vale in teoria. Perché la pratica sarà fatta dalla combinazione di questi approcci, in considerazione delle caratteristiche di ciascun edificio. Per arrivare a una decisione finale, poi, andranno pesati almeno altri due elementi: i costi, soprattutto in confronto a quello che servirebbe per realizzare un edificio nuovo, e il disagio per le persone, perché molte di queste opere richiedono l’apertura di cantieri piuttosto complessi. Sullo sfondo, comunque, si profila un obiettivo ambizioso: realizzare, in un colpo solo, messa in sicurezza ed efficientamento energetico. Le tecnologie oggi disponibili lo rendono possibile.


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