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Dai laboratori Enea i pannelli solari con il 26% di energia in più

di Davide Madeddu

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Celle fotovoltaiche più efficienti (del 26 per cento) grazie alla combinazione (meccanica) tra celle in perovskite (titanato di calcio) e celle in silicio. Questo il risultato dello studio e della sperimentazione messi in campo da un gruppo tutto italiano composto da ricercatori Enea del Laboratorio di Tecnologie Fotovoltaiche, Università di Roma “Tor Vergata” (con il centro CHOSE), l'IIT - Istituto Italiano di Tecnologia (con Graphene Labs e il suo spin-off BeDimensional).

Due celle solari
La cella, ideata e realizzata in laboratorio dai ricercatori, è composta a sua volta da due celle solari accoppiate meccanicamente una sull'altra in modo che possano lavorare in tandem. Proprio questa è la novità del progetto che, come rimarca Mario Tucci, responsabile del Laboratorio Tecnologie Fotovoltaiche dell'Enea, «Non vuole esasperare la tecnologia ma sfruttare e fare lavorare in maniera contemporanea quella esistente».

Nella parte frontale del pannello viene sistemata la cella a base di perovskite che «Opportunamente dimensionata, converte bene la luce blu e verde dello spettro solare, lasciando passare la luce solare rossa ed infrarossa verso la cella posteriore realizzata in silicio. La combinazione dei due materiali - argomenta il responsabile del Laboratorio - massimizza l'assorbimento dei raggi solari e produce un'elevata foto-tensione, pari alla somma delle tensioni generate dalle due singole celle, producendo in questo modo una maggiore efficienza rispetto ad una singola cella solare».

I materiali
Non meno importante, a sentire i ricercatori, il tipo dei materiali utilizzati per costruire la cella tandem e considerati responsabili dell'alta efficienza. Si tratta del grafene che «Ha migliorato le prestazioni nella cella in perovskite e l'eterogiunzione con film amorfi nella cella posteriore in silicio ha consentito di aumentarne la tensione». Primo risultato è quello di un'efficienza del 26,3 per cento ma l'obiettivo che si sono posti i ricercatori è del 30 per cento.

L’attesa per la commercializzazione
Per il momento non si parla ancora di commercializzazione perché «È una cella fatta in laboratorio», ma di nuovo corso. «Abbiamo dimostrato che è fattibile e possibile far lavorare celle convenzionali con altre, come quella in perovsckite». Un nuovo corso che, rimarca Tucci «Può essere percorso anche in campo industriale».


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