Il Fisco

Quale futuro per i bonus edilizi? Riflessioni in vista della legge di bilancio e della riforma fiscale

di Virginio Trivella - coordinatore del Comitato tecnico scientifico Rete Irene

Q
D
C Contenuto esclusivo QdC

Non senza una nota di orgoglio (sono tanti anni che la predichiamo) ci pare di cogliere, nelle esternazioni dei bene informati, gli indizi di quella che sembra essere la disponibilità del Governo ad affrontare il tema degli incentivi con un certo di livello di pianificazione strategica. È sotto gli occhi di tutti che il tatticismo delle proroghe annuali (ultimamente anche semestrali) in funzione della disponibilità di risorse sempre scarse e sostenute forse più da esigenze di raccolta del consenso che da una chiara visione dell'interesse pubblico, non funziona più.

Anzi, in presenza di un moltiplicatore della domanda efficace come quello mostrato dal superbonus ha evidenziato platealmente i suoi difetti, scatenando la corsa all'accaparramento delle risorse, il rialzo dei prezzi e il precipitoso afflusso di operatori a dir poco improvvisati. Una visione di più lungo periodo, adottata fin dal principio, avrebbe mitigato la spinta inflazionistica (comunque innanzitutto alimentata da cause esogene di carattere globale), stimolato investimenti meno speculativi e definiti su orizzonti di ammortamento più normali, attivato una domanda sì ampia, ma più ordinata e meno impulsiva.

Le misure edilizie nei prossimi anni
Le notizie delle ultime ore delineano per il superbonus un orizzonte pluriennale addirittura indefinito, con un profilo di intensità calante: 110% nel 2022 e 2023, 70% nel 2024 e assestamento al 65% dal 2025, al consueto livello dell'ecobonus che in tal modo sembrerebbe divenire strutturale.Si accenna anche al bonus facciate che, dopo il contrasto manifestato dal Mef, potrebbe essere conservato per un altro anno ancorché ridotto al 70%, per poi essere assorbito al livello standard del bonus casa 50% a partire dal 2023. Per quest'ultimo, vi sono ottime ragioni legate al contrasto dell'evasione fiscale che suggeriscono che l'intensità del 50% non possa essere ridotta.

Nulla è stato precisato, invece, in merito ai casi particolari dell'ecobonus condomìni (il ricorso ai quali però è di fatto attualmente annullato dal superbonus) né al sismabonus, ma è facile prevedere che, se sarà confermato lo schema tracciato, quello ordinario sarà conservato all'ordinaria intensità del 50% e quello potenziato seguirà la stessa sorte del super-ecobonus.

Stabilizzazione e décalage
A voler dar credito a queste indiscrezioni, l'orientamento che pare di leggere è dunque quello della stabilizzazione, con atterraggio sul livello standard di incentivazione sperimentato prima della pandemia e con un certo favore per l'efficienza energetica (il presidente Draghi ha ricordato qualche mese fa l'obiettivo di raddoppiare in pochi anni il tasso di efficientamento degli edifici e di pervenire entro qualche decennio alla neutralità carbonica) e, ci si augura, per la sicurezza sismica, ma facendo anche tesoro dell'esperienza del superbonus quale stimolo dell'integrazione, della visione d'insieme, della misurabilità dei risultati.

Se così fosse, si tratterebbe di una bella notizia, la cui assenza avrebbe francamente stupito, stante l'impronta strategica e di rottura rispetto ai vecchi schemi della politica fin da subito attribuita all'attuale Governo. La definizione di regole stabili è obbligatoria se si vuole consentire agli operatori economici di pianificare il proprio futuro e all'obiettivo della decarbonizzazione di essere perseguito.Naturalmente si può discutere sul profilo delle curve di decrescita degli incentivi. A nostro parere andrebbe assicurata una progressione un po' meno ripida e annunciata con largo anticipo, proprio per regolare in modo più accorto la temperatura della domanda, assicurare continuità all'offerta e realizzare un robusto consolidamento degli investimenti in capacità produttiva e risorse umane specializzate.

Inoltre, sarebbe gradito, sia alla domanda che all'offerta, un sistema transitorio automatico che consentisse di gestire in modo sereno e senza incertezze contrattuali gli interventi realizzati a cavallo di periodi caratterizzati da intensità di incentivazione diverse (per esempio mantenendo la percentuale precedente per gli interventi già assoggettati ad almeno una asseverazione).E devono essere messi a punto in modo razionale e il più possibile semplice i dettagli: ambiti oggettivi e soggettivi di fruizione degli incentivi, massimali, adempimenti, tenendo a mente non solo la cassa, ma anche l'obiettivo della decarbonizzazione, che impone il coinvolgimento di ogni settore del patrimonio edilizio energivoro. Tutti dettagli che potrebbero trovare naturale collocazione nell'ambito della riforma fiscale che il Governo si accinge a disegnare.

Il nodo della copertura finanziaria
Quello della copertura finanziaria degli incentivi è, ovviamente, il punto critico. Ha ragione il ministro Franco, secondo cui il superbonus può avere “effetti stratosferici” sui conti pubblici, oppure le analisi del Cresme, della Luiss e del Centro studi Cni, che raccontano tutta un’altra storia?Una storia di attività stimolate dagli incentivi che generano materia imponibile e imposte dirette e indirette su tutto il valore aggiunto; di ulteriori attività indotte dalle risorse reimmesse nel sistema economico e nel circuito fiscale da tutti gli attori della catena del valore; di risorse pubbliche risparmiate grazie agli effetti degli incentivi sull'occupazione, sulla salubrità degli ambienti riqualificati, sulla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti.

È fuori di dubbio che nelle valutazioni del Mef gli effetti fiscali diretti imputabili agli incentivi siano inclusi nelle valutazioni tendenziali del Pil e delle entrate fiscale. Tuttavia, la mancanza di correlazione diretta, nel dibattito politico, tra le spese fiscali (gli incentivi goduti in 5 o 10 anni) e le entrate fiscali indotte (subito o nell'anno successivo), e l'omessa valutazione degli altri benefici indotti (minori costi assistenziali, sanitari e ambientali), determina una percezione gravemente sopravvalutata del costo della politica di stimolo.E infatti il ministro dell'Economia parla di costi stratosferici degli incentivi e della loro insostenibilità; la stampa, anche quella economica, riporta solo i miliardi stanziati per la loro copertura ma non i miliardi di Pil e di imposte aggiuntive, distorcendo clamorosamente la realtà economica e la valutazione della convenienza a investire nello sviluppo economico.

Anche l'Enea, nelle proprie valutazioni del costo dell'efficienza energetica, conteggia solo le spese fiscali. È come se nella valutazione di un investimento produttivo si calcolassero solo le spese p er l'acquisto dei macchinari e non anche il valore dei prodotti realizzati. I risultati di un'analisi costi-benefici, che oggi è del tutto assente dal dibattito politico, getterebbero una luce diversa sulla sostenibilità degli incentivi e sul loro livello ottimale in funzione dei risultati ecologici attesi. Ma è possibile che nessuno ne parli?

Il presupposto della trasferibilità dei crediti d'imposta
Tornando alle cose che devono essere fatte, anche più importante della percentuale di detrazione è la facoltà di utilizzare gli incentivi con le modalità alternative alla detrazione diretta: cessione e “sconto in fattura”. Sono queste all'origine dell'esplosione della domanda, non l'entità del superbonus (che nella proposta iniziale non le prevedeva neppure, si vadano a rileggere i miei articoli all'inizio della pandemia).È palese che, oltre a moltiplicare la capacità propulsiva del meccanismo, la facoltà di cessione rappresenti un irrinunciabile fattore di equità sociale. La sua assenza ripristinerebbe un grave effetto regressivo (avvantaggiando la popolazione più abbiente) che lo stesso Mef dichiara di voler evitare, e farebbe ripiombare le assemblee condominiali nell'incubo della ricerca del consenso.

Un eventuale ritorno agli incentivi del passato non corredati con la loro libera circolazione riporterebbe ai modestissimi investimenti in efficienza energetica e sicurezza sismica già sperimentati in passato.Se per il superbonus la cedibilità sembra assicurata per i prossimi anni, non così è per gli altri bonus, in relazione ai quali il Mef sta mostrando resistenza a causa dell'incerta classificazione dei crediti d'imposta da parte dell'Eurostat, che finora non ha preso posizione e ha demandato la decisione a un futuro dibattito tra i paesi membri dell'Unione.

Proprio in questi giorni il dibattito sul futuro del Patto di stabilità e crescita entra in una nuova fase: la Commissione europea ha aperto un confronto che nei prossimi due mesi raccoglierà idee per la revisione del meccanismo comunitario.Quella che noi suggeriamo al Commissario agli affari economici Gentiloni, promotore dell'esclusione degli investimenti verdi dal calcolo del deficit pubblico, è di accordare favore ai meccanismi di libero trasferimento dei crediti d'imposta. Non va dimenticato che il Consiglio dell’Unione europea ha approvato il Pnrr italiano menzionando specificamente il superbonus e, in particolare, le opzioni alternative alla fruizione diretta delle detrazioni fiscali, sottolineando il loro ruolo nel compensare «il possibile disincentivo a non effettuare la ristrutturazione a causa degli elevati costi di investimento iniziali».

Altri profili di miglioramento
L'esperienza del superbonus è positiva sotto diversi profili, avendo contribuito a coinvolgere il settore finanziario in un settore da sempre ignorato e a sensibilizzare l'utenza rispetto alla qualificazione tecnica degli interventi di manutenzione. Sul piano dell'organizzazione delle imprese, ha incoraggiato l'impegno di decine di migliaia di operatori nell'aggiornamento professionale e nel miglioramento della capacità produttiva, che però è ostacolata dalla carenza di risorse umane qualificate.Utile potrebbe essere una migliore allocazione delle risorse del Reddito di cittadinanza, di cui si tratterà nell'ambito della prossima legge di Bilancio, che veda il ruolo attivo della formazione (tramite le scuole edili) come instradamento verso il lavoro offerto dalle imprese.

Infine, la capacità di riformazione strategica del Governo potrebbe essere messa alla prova anche sul tema delle irregolarità edilizie. La situazione nel nostro Paese è quella che è, e nascondere la testa sotto la sabbia non contribuisce certo a migliorarla. L'immobilismo contribuisce solo a rendere più precaria la situazione di milioni di cittadini che, passati ormai molti decenni, si trovano a dover gestire situazioni di cui spesso non hanno responsabilità e nemmeno consapevolezza.I tempi potrebbero essere maturi per l'adozione di una soluzione che ci pare ragionevole: una sanatoria ecologica condizionata, ottenuta con la contestuale realizzazione di progetti di efficientamento statico ed energetico che includano obiettivi documentati e vincolanti di riduzione delle emissioni di CO2 particolarmente significativi.Questa potrebbe essere la vera semplificazione della spinosa questione della conformità, che il decreto Semplificazione ha solo sfiorato.


© RIPRODUZIONE RISERVATA