Il Fisco

Il Superbonus per ora va avanti, ma il Mef frena la proroga al 2023

di Marco Mobili e Giorgio Santilli

Dopo la battaglia sulla cedibilità del bonus Transizione 4.0 al Senato, prevale il silenzio, rotto solo da qualche commento M5s che rilancia la battaglia per reintrodurre la norma cassata nel prossimo decreto Sostegni 2. Il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, si fa alfiere di questa posizione. «Tutte le imprese - dice - chiedono, e con loro il Movimento 5 Stelle, che venga reintrodotta la cedibilità del credito d’imposta di Transizione 4.0. Non è il momento di restrizioni economiche, cavilli burocratici e meccanismi tecnocratici pre-pandemia. È il momento di garantire liquidità alle Pmi specialmente quando questa liquidità serve a sostenere investimenti produttivi».

A rischio la cedibilità dei bonus fiscali

Ma l’altolà della Ragioneria generale dello Stato alla norma va ben oltre la specifica norma e rischia di mettere in discussione le aperture dell’ultimo anno sulle politiche di cedibilità dei bonus fiscali. Quel parere getta un’ombra anche sul futuro del Superbonus: forte del richiamo alla posizione di Eurostat il parere diventa un tassello nella battaglia già in corso tra forze politiche di maggioranza (ma anche imprese, professionisti e sindacati) e Mef sulla proroga del 110% alla fine del 2023. Il premier Draghi ha assunto l’impegno a farla in legge di bilancio, maggioranza e parti sociali la chiedono subito per dare un quadro chiaro a imprese e famiglie che vogliono investire. Il Mef è prudente anche perché vuole vedere il tiraggio effettivo dell’incentivo.

Il 110% resta pienamente in vigore

È bene chiarire che il parere della Ragioneria non ha nessun impatto immediato sull’agevolazione che resta pienamente in vigore: i lavori possono continuare senza problemi e chi effettua gli interventi può incassare subito il 110% delle sue spese grazie alla cedibilità del credito.

Il parere della Ragioneria guarda più al futuro che al presente. Quello dei tecnici del Mef è un alert sulla possibilità che Eurostat possa nei prossimi mesi riqualificare i crediti fiscali ceduti a banche e intermediari finanziari con l’obbligo poi di doverli registrare sul debito di Maastricht per tutto l’importo ceduto.

Si getta sul tavolo della discussione politica - e infatti il parere è stato espresso per fermare un disegno politico di allargamento generalizzato di cedibilità dei bonus fiscali - la situazione di incertezza sul trattamento contabile «anche rispetto a recenti disposizioni normative che prevedono la cessione dei crediti». E proprio queste parole vanno oltre lo specifico della cessione degli incentivi 4.0 e tirano in ballo il ricorso alla leva finanziaria per il 110%, i bonus edilizi e quelli per gli affitti o per la sanificazione dei luoghi di lavoro.

Lunedì nuovo round sul Dl Sostegni

Ma la partita sulla cedibilità dei crediti e sul futuro non è certo finita al Senato con il no della Ragioneria. Lunedì ci sarà un nuovo incontro, forse quello decisivo, per definire le misure del nuovo decreto Sostegni che il Governo vorrebbe portare all’esame del Consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Nel cercare la quadra su come impegnare i 35 miliardi di scostamento già autorizzati dal Parlamento (5 miliardi sono stati già inseriti tra le risorse aggiuntive al Pnrr) si starebbe già lavorando a una riscrittura dell’emendamento controverso su Transizione 4.0, per chiudere quello che lo stesso Patuanelli ha definito in fondo «un piccolo incidente di percorso».


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