Condominio

Caduta sul ghiaccio, il condominio non è responsabile. Ma la casistica è ampia

di Giulio Benedetti

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 2556/2017 ha escluso la respsonsabilità civile di un condominio per i danni cagionati ad un condòmino caduto sulla rampa di accesso ai box coperta di ghiaccio. La Corte ha confermato l'affermazione del giudice di primo grado per cui la responsabilità del custode del condominio deve essere esclusa nel caso in cui il fatto esterno sia stato da solo sufficiente a causare il danno, vale a dire in presenza del caso fortuito , che per l'art. 2051 c.c. , costituisce appunto il limite della responsabilità del custode. Inoltre è stato sostenuto il principio per cui ai sensi dell'art. 2051 c.c., quando venga accertato , anche con riguardo alla mancanza di pericolosità della cosa in custodia, che la situazione di potenziale pericolo possa essere evitata con la ordinaria cautela da parte del danneggiato , deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa stessa. Quest'ultima , infatti, viene ridotta a mera occasione dell'evento e deve ritenersi integrato il caso fortuito (C.Cass. n. 12895/2016). In definitiva la Corte di Cassazione ritiene che il danneggiato avrebbe potuto evitare la caduta con la ordinaria prudenza , dettata dalla constatazione di scendere lungo le rampe dei box in periodo invernale , in presenza di rigide temperature e di intense nevicate, . elementi tutti indicanti la presenza di ghiaccio.

Il fondamento della responsabilità civile extracontrattuale è quello dell'articolo 2043 del codice civile che stabilisce la responsabilità civilistica e l'obbligo di risarcire il danno per colui che ha cagionato con dolo o colpa ad altri un danno ingiusto. Tale regime , sia pur rispondente ad un alto principio di civiltà ovvero quello della responsabilità individuale , espone il danneggiato ad una serie di oneri probatori spesso di difficile attuazione: vale a dire che , al fine di vedersi riconoscere il diritto al risarcimento del danno , deve provare:
* il danno ;
* il nesso di causalità tra il danno e l'operato dell'agente ;
* l'ingiustizia del danno ;
* la sussistenza dell'elemento soggettivo doloso o colposo nella condotta dell'agente.
Gli studiosi del diritto hanno chiarito che il legislatore , nelle ipotesi di responsabilità aggravata, per avvantaggiare la persona danneggiata , disciplina in maniera diversa e più grave per i soggetti che creano dei rischi , la problematica inerente l'individuazione del responsabile del danno. Nel caso di danno di cose in custodia , particolarmente ricorrente nei casi giurisprudenziali avvenuti all'interno del condominio, l'articolo 2051 del codice civile stabilisce che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia , salvo che provi il caso fortuito. In tali casi il legislatore presume che se fossero state adottate tutte le precauzioni , previste in particolare dalla normativa specialistica di sicurezza nei luoghi di vita e di lavoro , idonee ad evitare il danno, quest'ultimo non si sarebbe verificato. Pertanto è ritenuto responsabile chi aveva in custodia la cosa che ha provocato il danno , a meno che non venga provato il fatto di un terzo o uno specifico evento imprevedibile e inevitabile , estraneo alla cosa o al custode .
La giurisprudenza in molte sentenze ha spesso ridotto il margine della prova liberatoria per il danneggiante al punto di consentire per alcuni interpreti l'affermazione per cui vige un regime di responsabilità oggettiva; a tal riguardo è sufficiente esaminare le seguenti massime.
- 1) “La responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c. sussiste quando ricorrano due presupposti : un'alterazione della cosa che , per le sue intrinseche caratteristiche determina la configurazione nel caso concreto della cosiddetta insidia o trabocchetto e l'imprevedibilità e l'invisibilità di tale alterazione per il soggetto che , in conseguenza di questa situazione di pericolo, subisce un danno. (Nel caso trattato la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni riportati da un'inquilina di un edificio a seguito di una caduta causata da acqua piovana infiltratasi dalla finestra , ritenendo prevedibile l'evento , in quanto lo stesso si era verificato in un condominio e aveva coinvolto un'inquilina ivi abitante da anni e , quindi , a conoscenza di tutte le caratteristiche dell'immobile). ( C. Cass. civ, Sez. 3, Sent. n. 11592 del 13.5.2010, Rv. 613371) « .
- 2) « Il condominio di un edificio , quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie , affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno rispondendo , in base all'art. 2051 c.c. , dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini ( nella specie, infiltrazioni d'acqua provenienti dal muro di contenimento di proprietà condominiale) , ancorché tali danni siano imputabili a difetti costruttivi dello stabile.” (C.Cass. Civ. , Sez. 2, Sent. n. 15291 del 12.7.2011, Rv. 618637) »
- 3) « In tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia , la fattispecie di cui all'art. 2051 c.c. individua un'ipotesi di responsabilità oggettiva e non una presunzione di colpa , essendo sufficiente per l'applicazione della stessa la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all'evento lesivo. Pertanto non rileva in sé la violazione dell'obbligo di custodire la cosa da parte del custode , la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non ad un comportamento del responsabile , ma al profilo causale dell'evento , riconducibile in tal caso non alla cosa che ne è fonte immediata , ma ad un elemento esterno. Ne consegue che il vizio di costruzione della cosa in custodia , anche se è ascrivibile al terzo costruttore , non esclude la responsabilità del custode nei confronti del terzo danneggiato , non costituendo caso fortuito che interrompe il nesso eziologico , salva l'azione di rivalsa del danneggiante – custode nei confronti dello stesso costruttore . ( Nel caso trattato la Suprema Corte , pur ribadendo il suddetto principio , ha confermato la sentenza impugnata con la quale era stata esclusa la responsabilità del condominio custode per i danni assunti come arrecati dal cattivo funzionamento della rete fognaria condominiale , essendo rimasto accertato che lo stesso aveva dimostrato che l'evento dannoso si era verificato , in via esclusiva , per un vizio intrinseco della cosa , addebitabile unicamente alla società costruttrice che , nel caso specifico , si identificava con la stessa parte attrice quale proprietaria di alcuni immobili siti nel condominio convenuto in giudizio , da ritenersi , perciò , essa stessa responsabile nei confronti del condominio medesimo.). ( C.Cass. Civ., Sez. 3, Sent. n. 26051 del 30.10.2008, Rv. 605339). »

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