Risparmio Energetico e Tecnologie

Tassa rifiuti sperequata nei Comuni

di Marzio Bartoloni

Più che un tassa sembra una lotteria. Ma invece di distribuire premi incassa tariffe che cambiano anche di dieci volte da un Comune all’altro. È la Tari, uno dei balzelli locali più odiati non solo perché - come certifica un’indagine diffusa ieri da Confcommercio -negli ultimi 5 anni è cresciuta del 55%, in pratica 3 miliardi in più pagati da imprese e cittadini. Ma perché per calcolarla i Comuni vanno ognuno per conto suo distorcendo in più i coefficienti che determinano il costo del servizio. A volte, infatti, basta spostarsi di qualche chilometro e si scopre che un ristoratore che ha pagato ben 10mila euro di Tari o un albergatore che ne ha sborsati 13mila sempre per la tassa sui rifiuti ne avrebbe pagati rispettivamente 500 o 1200 se avesse aperto il ristorante o l'albergo nel Comune vicino.

Divari ingiustificabili, questi, che riguardano non solo i territori - il record di spesa media per abitante è a Brindisi con 308 euro contro gli 86 euro di Fermo - ma anche le categorie. Qui si registrano distorsioni eclatanti per alcune attività: i ristoranti a esempio hanno visto aumentare i costi quasi del 500%, così come è costretto a pagare tariffe salatissime chi ha aree espositive molto grandi (autosaloni, mobilifici o parcheggi) e magari produce pochi rifiuti, violando così il principio introdotto dalla Ue «chi inquina paga» mai realmente recepito dall’Italia. In più, secondo lo studio di Confcommercio, il 70% dei capoluoghi italiani nel 2015 ha effettuato una spesa complessiva per il servizio di gestione dei rifiuti superiore ai propri fabbisogni. Il costo di questa inefficienza, ossia la differenza tra ciò che i Comuni presi in esame hanno speso e quello che avrebbero potuto spendere, è stata l’anno scorso di ben 1,3 miliardi. Dai dati risulta che il capoluogo con lo scostamento maggiore è Brindisi con + 97,54%, mentre è Fermo, nelle Marche a detenere lo scettro di capoluogo più virtuoso con -52,08%. Da qui l’appello del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ritiene «assolutamente necessario applicare con più rigore il criterio dei fabbisogni e dei costi standard per evitare le che le imprese sopportino carichi fiscali eccessivi e crescenti».


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