Risparmio Energetico e Tecnologie

Climatizzatori domestici liberalizzati fino a 12 kW

di Dario Aquaro

Nessuna autorizzazione, di base. Per sistemare in casa un condizionatore fisso, nella stragrande maggioranza dei casi, non serve alcun particolare via libera amministrativo . Soprattutto dopo le precisazioni introdotte dal decreto Sblocca Italia (Dl 133/14 convertito dalla legge 164/14), che ha esteso il raggio d’azione dell’edilizia libera e semplificato così l’installazione degli apparecchi per il raffrescamento.

Possono essere infatti eseguiti senza alcun titolo abilitativo gli interventi di manutenzione ordinaria, tra i quali è espressamente inclusa l’installazione «delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW» (articolo 6, comma 1, lett. a), Dpr 380/2001, il Testo unico dell’edilizia). Di fatto, un’ampia fascia in cui ricade la quasi totalità dei climatizzatori residenziali: entro una tale potenza – spiegano gli operatori – sono infatti ricompresi multisplit fino a cinque attacchi.

La legge fa comunque salve le prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, e il rispetto «delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, nonché delle disposizioni contenute nel Codice dei beni culturali e del paesaggio».

«Nel proprio regolamento edilizio, il Comune potrebbe ad esempio prevedere norme specifiche sulle facciate, richiedendo una comunicazione preventiva e una successiva all’intervento, che comporta la sistemazione di una unità esterna», spiega Alberto Bonino, direttore del laboratorio Agefis. «Una prescrizione tanto più probabile per gli edifici all’interno del centro storico, dove può esser necessaria una comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico (Cila)».

Occorre perciò sempre verificare, presso lo Sportello unico edilizia o l’ufficio tecnico della città, i regolamenti comunali e gli altri provvedimenti emanati dagli enti locali.

Se l’intervento viene eseguito in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale o con un particolare valore storico-artistico, in particolare, c’è bisogno dell’autorizzazione paesaggistica o della Soprintendenza. «Fuori dai casi particolari e dall’edilizia libera, l’installazione di un condizionatore, in quanto integrazione di impianti tecnologici e quindi opera di innovazione, ricadrebbe nella manutenzione straordinaria, per la quale è richiesta la Cila», aggiunge Bonino.

Il condominio
Il regolamento condominiale di tipo contrattuale può disciplinare o vietare qualsiasi modifica dell’estetica dell’edificio, anche sulle parti di proprietà esclusiva. Una volta verificata l’assenza di questi paletti o divieti, l’installazione non deve in ogni caso pregiudicare il decoro architettonico o la sicurezza dell’edificio, né impedire l’uso della cosa comune da parte degli altri condomini (articoli 1102, 1122 del Codice civile).

Entro i limiti di legge, è dunque legittimo installare il corpo esterno sul piano di calpestio del balcone o sulla facciata dello stabile: meglio se un apparecchio di piccole dimensioni, che non stravolga l’armonia della facciata stessa e magari si inserisca in essa, per colore e posizione, quasi a scomparire (Cassazione, sentenza 12343/03).

Prima di installare il climatizzatore, se ne deve dare notizia all’amministratore (in base al nuovo articolo 1122 del Codice civile). Quest’ultimo riferisce in assemblea. In ogni caso l’assemblea non può vietare le installazioni che sono già consentite da leggi e regolamenti.

L’installazione
Quando l’intervento è libero da titoli abilitativi, e si vuol fruire del bonus fiscale del 50% sulle ristrutturazioni (pompa di calore utilizzabile anche ai fini del riscaldamento, a integrazione dell’impianto già esistente), è importante conservare la dichiarazione sostitutiva in cui si indica la data di inizio lavori e si attesta che gli interventi realizzati rientrano tra quelli agevolabili(si veda anche l’articolo accanto).

L’installazione dev’essere realizzata da un tecnico qualificato, munito del “patentino frigoristi” (la certificazione può essere verificata sul sito www.fgas.it), a cui spetta compilare anche il libretto d’impianto: sorta di carta d’identità che dal 15 ottobre scorso (Dm 10 febbraio 2014) è obbligatoria anche per i climatizzatori fissi.

Al di sotto dei 12 kW la legge non prescrive però la verifica dell’impianto (da effettuare, fino a 100 kW, ogni quattro anni) e la relativa compilazione del rapporto di controllo sull’efficienza energetica (a cura del manutentore). Le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi vanno comunque da 500 a 3mila euro (Dlgs 192/2005). Ma resta sempre opportuno verificare la normativa regionale: in Lombardia, ad esempio, per gli impianti sotto i 12 kW non serve avere un libretto, mentre Veneto o Emilia Romagna hanno predisposto proprie modalità di compilazione specifiche.

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