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Assoedilizia: superare la politica dei differenziali fiscali fra le abitazioni locate

«Se introdurre un sistema fiscale premiante per chi affitta alloggi a canoni moderati è virtuoso sul piano sociale, non lo è altrettanto sul piano economico perché non genera alcun investimento che incrementi l'offerta in locazione e sostenga i valori di mercato. Affinchè ciò avvenga è necessario abolire la “politica dei differenziali fiscali” che vorrebbe ( riecheggiando lo spirito dell'equo canone ) un sistema fiscale differenziato, e penalizzante, per chi loca a canone libero rispetto a chi loca a canone concordato e inoltre per chi possiede alloggi non occupati. In altri termini e' un bene l' azione di incentivo della locazione agevolata, ma non lo e' ugualmente la parallela azione dissuasiva verso la locazione libera». Lo ha detto il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici al Tavolo sulla casa, con il senatore Franco Mirabelli, organizzato da MilanoDomani al quale ha presenziato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
«Da molti anni - prosegue Colombo Clerici - in Italia sono stati tagliati i fondi per l'edilizia residenziale pubblica e l'housing sociale si è dimostrata una goccia nel mare della necessità, soprattutto nelle grandi città. Per altro verso la mobilita abitativa a fini di studio, di lavoro, di socialita' e' ingessata da un penalizzante rapporto che vede una sbilanciata predominanza di “prime case” in proprietà. È necessario quindi invogliare i nuovi investimenti privati in case da offrire in affitto. Oggi tali investimenti sono ridotti a zero perché non redditizi proprio a causa del regime di tassazione troppo oneroso; né l'agevolazione per i contratti a canoni concordati vale a tale effetto».
Colombo Clerici ha ricordato come il presunto elevato numero di alloggi non occupati (e non, come si scrive spesso erroneamente, 'sfitti': «Una nozione che si presta a definizioni arbitrarie basata com’è su un elemento intenzionale tutto da dimostrare ) del quale d'altronde non esiste un dato affidabile, nella maggior parte dei casi non sia una scelta volontaria dei proprietari degli alloggi; sui quali d'altronde continuano a gravare oneri fiscali, di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e quant'altro. È che l'offerta non riesce a incontrare la domanda per difetto di mercato e non per altre ragioni».


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