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Ferri: «Per la riforma sono opportuni alcuni aggiustamenti»

di Saverio Fossati

Il percorso per portare alcune correzioni alla riforma del condominio è decisamente in salita, almeno sinché l’attività del Parlamento verrà monopolizzata da modifiche costituzionali e decreti legge. Proprio per questo bisognerà cogliere al balzo la palla di un provvedimento ampio sulla casa e inserirvi i correttivi che siano emersi come necessari a due anni e mezzo dal varo della legge 220/2012.

Se ne è parlato al convegno organizzato da Anaci Genova venerdì 6 novembre, dove è stata presentata la bozza di proposta di legge (si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 3 novembre scorso ) frutto del lavoro di Roberto Michele Triola, ex presidente della II sezione della Cassazione, che nel suo lungo servizio al Palazzaccio ha saputo anticipare, nelle sentenze, non pochi aspetti chiave della riforma del 2012.

Al convegno è intervenuto anche Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia che ha seguito il primo correttivo della riforma del 2012 (il Dl 145/2013) e il Dm sulla formazione degli amministratori. «Sicuramente alcuni chiarimenti vanno dati, per far funzionare meglio la legge - ha detto Ferri -. Per esempio, sulla conferma “automatica” dell’amministratore, che andrebbe intesa come conferma per un altro anno dopo il primo anno di nomina, senza bisogno di delibere dell’assemblea, cui resta comunque la facoltà di revoca in ogni momento».

Discorso analogo per la rappresentanza in caso di assemblea di supercondominio: «Forse servirebbe una semplificazione dell’attuale assetto normativo, nel senso di consentire la rappresentanza dei singoli condomìni in capo ai rispettivi amministratori».

E anche il divieto di delega all’amministratore potrebbe essere oggetto di riflessione, nell’ambito di una valorizzazione della figura professionale, che peraltro, nella riforma, è stata caricata di numerosi oneri e cui è stata imposta una seria formazione obbligatoria. «In realtà - ha detto Ferri - l’amministratore dovrebbe essere anche una figura di riferimento per affrontare e risolvere in via bonaria il contenzioso tra i condòmini. Una competenza che certo non è prevista tra quelle di legge ma che servirebbe a deflazionare il contenzioso in modo significativo». In molti casi, infatti, le liti nascono per rapporti di vicinato su questioni che non riguardano le parti comuni e la loro gestione, quindi non sono materia «condominiale». Ma avvelenano il clima e la convinvenza civile, «richiamando contenzioso bagatellare » precisa Ferri.

Un impegno degli amministratori sarebbe quindi positivo, anche prevedendo una formazione specifica dell’amministratore per consentire di risolvere le liti con una conciliazione.


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