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Oneri e cambio di destinazione d'uso

di Vincenzo Petrone

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LA DOMANDA
Devo modificare una destinazione d'uso di un appartamento di mia proprietà senza opere in provincia di Pavia: da uso residenziale a studio professionale (psicologa). Non ho la residenza in detto appartamento e questo non è abitato da nessuno. L'appartamento è stato acquistato in un complesso in costruzione (rogito a gennaio 2007). Il Comune ha valutato che nulla osta al cambio di destinazione d'uso ma chiede il pagamento degli oneri di costruzione. I due tecnici comunali, per altro, interpretano il dispositivo di legge in modi differenti (si veda articolo 52 comma 2 e 3 della legge regionale n. 12/2005): non c'è convergenza di pensiero su come si deve intende per “ sia comunque modificata nei dieci anni successivi all'ultimazione lavori”
I quesiti sono:
- gli oneri sono dovuti ?
- e, in caso positivo, solo il conguaglio tra residenziale e uso commerciale ?
- il calcolo degli oneri va aggiornato su entrambe gli usi tra residenziale e commerciale?

Da L'Esperto Risponde

I tribunali amministrativi (TAR e Consiglio di Stato) hanno un orientamento costante ai fini della corresponsione o meno degli oneri d'urbanizzazione. Secondo questi il mutamento della destinazione d'uso, anche se non soggetto a Permesso di Costruire, resta pur sempre subordinato al pagamento dei maggiori oneri contributivi nel caso in cui si ha la sussistenza di un maggiore carico urbanistico. Il passaggio da una categoria all'altra, pur entrambe previste nell'ambito della zona in cui si interviene, riveste, per gli effetti diretti ed indiretti sull'assetto territoriale, una qualificata rilevanza urbanistica.
Per quanto concerne le altre due domande la risposta è affermativa nel senso che l'intervento è soggetto alla corresponsione degli oneri di urbanizzazione come differenza tra le somme dovute per la nuova destinazione d'uso e quelle dovute per la legittima destinazione in atto riferite alle nuove costruzioni.


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