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Per il permesso di costruire non serve il sì del condominio

di Roberta Zanino

In materia urbanistico – edilizia esistono diversi casi in cui prima dell’emanazione del provvedimento, vengono sentiti i soggetti interessati ed i portatori di interessi diffusi.

Per esempio, è riconosciuta la partecipazione della collettività per quanto riguarda la formazione dei piani regolatori comunali, relativamente ai quali chiunque può prendere visione degli elaborati e presentare le proprie osservazioni in una visione di tipo partecipativo. Allo stesso modo, in caso di realizzazione di impianti industriali, laddove il Dpr 447/1998 prevede che i soggetti portatori di interessi pubblici o privati, ai quali possa derivare un pregiudizio dalla realizzazione dell’impianto, possono trasmettere memorie e chiedere di essere sentiti in contraddittorio.

Nulla di simile, però, è previsto invece nel caso di rilascio del permesso di costruire.

L’articolo 11 del Dpr 380/2001 infatti si limita a prevedere che «il rilascio del permesso di costruire non comporta limitazioni dei diritti dei terzi».

Con una recentissima sentenza il Tar Campania (Salerno 1409/2015) ha ricordato che il rilascio dei titoli edilizi abilitativi non è subordinato al consenso dei condòmini, in quanto i rapporti tra questi e l’istante hanno natura e rilevanza privatistica e non devono interessare l’amministrazione locale, anche perché vi è comunque la clausola di salvaguardia generale che fa salvi i diritti dei terzi prevista dall’art. 11, comma 3, Dpr 380/2011.

Su questo presupposto il Tar ha escluso che, relativamente alla Scia, residui un potere di autotutela in capo all’Amministrazione una volta venuta a conoscenza della mancanza dell’autorizzazione condominiale.

La giurisprudenza ritiene che l’attività istruttoria non ha il fine di risolvere contrasti tra privati in merito alla titolarità dell’area, ma di accertare il requisito della legittimazione soggettiva del richiedente.

La verifica del titolo di proprietà non significa affatto che l’Amministrazione abbia l’obbligo incondizionato di effettuare complessi e laboriosi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti l’immobile considerato (Tar Lombardia Milano 2766/2014). Il permesso di costruire risulta quindi legittimamente rilasciato ancorché sia accertata, successivamente, l’esistenza di vincoli gravanti sulla proprietà del titolare del permesso.

In tal senso risulta illegittima la sospensione di una Dia ove sia dovuta al mancato assenso da parte del condominio, inerendo tematiche privatistiche.

Se normalmente l’Amministrazione non è tenuta a svolgere indagini particolari in presenza della richiesta edificatoria prodotta da un comproprietario, al contrario, qualora uno o più comproprietari si attivino per denunciare il proprio dissenso rispetto al rilascio del titolo edificatorio, il Comune deve verificare se l’istante abbia l’effettiva disponibilità del bene oggetto dell’intervento edificatorio (Tar Campania, Salerno, 210/2013; Tar Puglia, Lecce 49/2012; Tar Piemonte, I,3182/2008).

Si può concludere ritenendo che il Comune verifica il rispetto dei limiti privatistici, purché siano immediatamente conoscibili, effettivamente e legittimamente conosciuti nonché del tutto incontestati, in modo che il controllo si traduca in una semplice presa d’atto (Tar Campania, Napoli, 3666/2012).


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