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La legge urbanistica ligure impugnata dal Governo

di Jada C. Ferrero

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Da poco riformata, la legge urbanistica regionale (Lur) della Liguria finirà davanti alla Corte costituzionale: il consiglio dei ministri l'ha impugnata (nella seduta del 6 giugno 2015), ravvisando addirittura un insieme di profili di illegittimità costituzionale.
A finire sotto censura è la legge regionale 11 del 2 aprile 2015 (in vigore dal 24 aprile), un testo in 82 articoli (in larga maggioranza di abrogazione o modifica) che di fatto riscrive la precedente Lr 36/97, la quale rimane però “la” legge urbanistica ligure, col testo coordinato alle molte novità, in parte oggi impugnate.
I profili di asserita illegittimità costituzionale sono riconducibili a due grandi ordini di problemi. La legge ligure si porrebbe in contrasto da un lato col Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs 42/2004), dall'altro col Testo unico dell'edilizia, il Tue (Dpr 380/2001), violando aspetti diversi dell'articolo 117 della Costituzione, il quale nel nostro Paese definisce le competenze – esclusive oppure concorrenti – di Stato, Regioni, enti locali.
Secondo l'impugnativa del Governo, la riformata legge ligure commette “invasione di campo” su competenze esclusive dello Stato in fatto di tutela del paesaggio e di “ordinamento civile”, e pure sul fronte delle competenze concorrenti in tema di governo del territorio.
Il testo ligure si arrogherebbe in sostanza prerogative che non ha, in più passaggi. Sotto l'aspetto paesaggistico, taglia fuori lo Stato (gli organi ministeriali preposti) da atti pianificatori in cui ne è prevista la partecipazione. Circa invece la conformità col Tue, risulta addirittura “creativo” in due macro-passaggi: laddove introduce in norma il meccanismo del “credito edilizio” nella riqualificazione urbana (art.29-ter della nuova Lur), una modalità per trasferire le cubature, con demolizione e ricostruzione altrove di edifici “suscettibili” di riconversione, e laddove vara la disciplina dei “margini di flessibilità” dei Puc (i Piani urbanistici comunali), inserita a scopo di semplificazione (art. 31, comma 1, lettera b). Quest'ultima, secondo il ricorso, introdurrebbe “una surrettizia forma di condono edilizio, andando così a invadere la competenza esclusiva dello Stato”. Si tratta di “varianti non essenziali” ai Puc che i Comuni in sede di approvazione dei progetti hanno facoltà di assentire direttamente.
Ebbene, censurate: “Il concetto non esiste nella vigente legislazione statale in materia urbanistica”; “le varianti sono sottratte alle ordinarie procedure”; e, di nuovo, i Comuni possono ora modificare unilateralmente la disciplina paesistica, “senza la partecipazione dei competenti organi ministeriali”.
In coda all'impugnativa, contestate anche alcune novità introdotte in Liguria in merito alle distanze fra fabbricati, ammesse - a certe condizioni - inferiori a quelle stabilite dal Puc, non solo nell'ambito di ben limitati distretti regolamentati ad hoc, ma persino all'esterno: ciò secondo il governo è in contrasto sia con il Tue che con i poteri concessi dalla Costituzione alle Regioni.
Effettivamente innovativa, la “nuova” Lur ligure dopo 18 anni di vigenza della “vecchia” Lur, aveva voltato pagina sul doppio passaggio cui erano obbligati i Comuni per l'elaborazione dei Puc, con due piani urbanistici, prima quello preliminare, poi quello definitivo, e conseguenti tempi lunghissimi, raddoppio delle fasi di pubblicità e partecipazione, aumento di costi, mole di documenti. Infatti, solo 167 dei 235 Comuni liguri sono oggi passati dal Prgc al Puc. Altra novità di rilievo, la possibilità per i Comuni di optare per un “Piano urbanistico semplificato”, caratterizzato dall'assenza di previsioni di trasformazione del territorio e prevalentemente rivolto alla conservazione e recupero del patrimonio edilizio.
Al momento il neo presidente ligure Giovanni Toti, la cui coalizione di centro destra vincendo il 31 maggio alle urne ha archiviato 10 anni di governo del centro sinistra (due esecutivi presieduti da Claudio Burlando), sta per presentare la nuova squadra. La spinosa bocciatura governativa della Lur sarà una delle prime eredità “calde” che si troverà a gestire l'ancora ignoto successore di Gabriele Cascino, avvocato, ultimo assessore regionale all'Urbanistica.


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