Il Fisco

Condominio, più difficile cedere l’ecobonus

di Saverio Fossati

Nel pentolone della legge di Bilancio sta bollendo una ricetta del tutto nuova sul bonus energetico per i condomìni. Si tratta della possibilità di cedere il credito d’imposta, che verrebbe allargata a tutti (e non solo ai condòmini “ incapienti” come è ora) ma, e questa è la novità, sarebbe realizzabile solo con le banche e con le grandi società che distribuiscono o vendono energia e gas e loro partecipate. Escono dal gioco i privati e le piccole imprese.

Il termine per la presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio dovrebbe essere oggi ma le modifiche potrebbero essere proposte in fase di maxiemendamento.

In sostanza, il quadro fiscale sul risparmio energetico che si va delineando è questo:

a) Detrazione del 65% della spesa sostenuta per opere che assicurino almeno il 20% del risparmio rispetto ai valori riportati nell’allegato C, numero 1, tabella 1, annesso al Dlgs 192/2005: proroga a tutto il 2018 per il pagamento dei bonifici (di fatto questa possibilità non interessa i condomìni ma le singole unità immobiliari e gli edifici di un unico proprietario);

b) la detrazione del 65% viene riconosciuta anche ai condomìni e il periodo in cui effettuare i bonifici in pagamento viene esteso sino al 31 dicembre 2021;

c) detrazione del 70% della spesa per i soli interventi condominiali purché avvenga il passaggio dell’edificio alla classe energetica A/1 (si consideri che il 90% del patrimonio è nelle classi B o C), che è la meno performante della categoria “A”;

d) detrazione del 75% se, oltre a raggiungimento della classe energetica A/1 si aggiunge un passaggio alla classe inferiore della classificazione antisismica;

e) detrazione dell’85% se, oltre al raggiungimento della classe energetica A/1 si aggiunge un passaggio a due classi inferiori della classificazione antisismica.

La possibilità di cedere il credito d’imposta viene riconosciuta a tutti i condòmini ma solo se realizzano una delle condizioni indicate nelle lettere c), d) ed e), cioè se raggiungono almeno la classe A1. Un decreto interministeriale Economia-Sviluppo disciplinerà le verifiche a cura dell’Enea.

Certo arrivare alla classe A/1 non è facile, soprattutto per gli edifici vecchi. Questo automatismo, che non tenga conto in modo progressivo dei miglioramenti realisticamente realizzabili, rischia di vanificare proprio l’idea più giusta, quella di unificare i lavori di riqualificazione a quelli per ridurre il rischio sismico. L’emendamento è comunque in attesa di copertura in relazione proprio al problema degli «incapienti» perché non è dato calcolare quali potrebbero essere gli effetti del bonus che finora è rimasto inutilizzato per questa categoria di contribuenti.


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