Il Fisco

Aliquote Imu-Tasi 2015, ora arriva la mini-sanatoria

di Gianni Trovati

MILANO

La sanatoria maxi è caduta, ma non ha lasciato il vuoto. Al suo posto è spuntata quella in versione “mini”, per salvare le aliquote di Imu, Tasi e tributi locali in genere approvate il 31 luglio, cioè il giorno dopo la scadenza.

Sembra un dettaglio, ma per guardare solo il fisco del mattone l’emendamento alla manovra approvato in commissione bilancio alla Camera apre l’ombrello su 159 delibere con cui un centinaio di Comuni hanno ridisciplinato Imu, Tasi e Tari. Anche in questo caso, ovviamente, il tutto entra in vigore il 1° gennaio prossimo, ma la nuova regola è qualificata come «interpretativa», e quindi retroattiva: in pratica il nuovo comma 24-bis della manovra spiega che la scadenza del 30 luglio entro cui i Comuni dovevano approvare bilanci e aliquote (tranne che in Sicilia e Friuli Venezia Giulia), fissata un po’ a sorpresa in Conferenza unificata e scritta nel Dm del Viminale del 13 maggio, «si intende riferita al 31 luglio» perché è quello l’ultimo giorno del mese. In questi casi, chi paga entro oggi dovrebbe quindi tener conto delle nuove aliquote. Per evitare problemi analoghi sull’addizionale Irpef, intanto, ieri il dipartimento Finanze ha sollecitato i Comuni a inviare le delibere al ministero, che devono essere pubblicate sul sito del Mef entro il 20 dicembre per incidere sui redditi 2015. Sempre in fatto di fisco, va segnalato il cuscinetto da 80 milioni che viene accantonato sul fondo di solidarietà per intervenire in caso di inciampi nella restituzione integrale del mancato gettito Tasi promessa dalla manovra.

Ma il lavorio sulle tasse è solo uno degli aspetti sui quali gli enti locali hanno impegnato la commissione, in uno scivolamento progressivo che ha trasformato l’esame della manovra in una produzione di toppe per sanare questa o quella situazione. In Sicilia è arrivata la proroga rituale dei 22mila precari degli enti locali, che è stata accolta con la stessa freddezza che qualche giorno fa aveva salutato i 900 milioni di finanziamenti dirottati sull’Isola: nel dibattito delle scorse settimane, infatti, si era parlato di 1,4 miliardi e di una stabilizzazione dei precari attraverso un’Agenzia, ma gli emendamenti si sono fermati prima e i sindacati, con l’appoggio dell’Anci regionale, annunciano battaglia. Alla Calabria sono invece destinati 20 milioni (10 meno dell’anno scorso) per i forestali.

Le amministrazioni arrivate sull’orlo del dissesto sono interessate da due novità che allungano i tempi del ripiano dei disavanzi. La prima permette alle Regioni di ripianare in 10 anni anziché in sette i disavanzi 2014 “ordinari”, cioè quelli che non sono stati prodotti dall’errata gestione dei fondi sblocca-debiti che sono già stati imbarcati dal salva-Regioni con la possibilità di coprirli in 30 anni. In 30 anni, ed è questo il secondo emendamento sul tema, possono essere ripianati i disavanzi e restituite le anticipazioni negli enti che hanno avviato il pre-dissesto nel 2013 o nel 2014.

Nel passaggio in commissione i piccoli Comuni hanno ottenuto molte novità, dalla conferma delle regole più flessibili sul personale per gli enti (si veda Il Sole 24 Ore del 14 dicembre) fino a mille abitanti alla stabilizzazione degli incentivi da 30 milioni alle Unioni e alle fusioni, interessate anche dal raddoppio dei premi ad hoc (dal 20 al 40% dei trasferimenti 2010). Non è però arrivata la sospensione degli obblighi di gestione associata di tutte le funzioni fondamentali che, dopo le tante proroghe, è ora in calendario per il 1° gennaio. La sospensione, secondo le intenzioni espresse in più occasioni dallo stesso Governo, dovrebbe rappresentare la premessa per una revisione integrale del meccanismo, che nelle scorse settimane ha incrociato anche le critiche della Corte dei conti, ma il pacchetto non è riuscito a salire sul carro della manovra. La partita, però, non è chiusa, perché a breve anche il Milleproroghe dovrà tornare a occuparsi di enti locali, ad esempio per servire la settima proroga della riforma della riscossione senza la quale Equitalia dovrebbe smettere dal 1° gennaio di occuparsi di fisco locale.


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