Il Fisco

Imu e Tasi, pagamenti per 13 miliardi

di Saverio Fossati e Gianni Trovati

Mancano dieci giorni all’appuntamento con Imu e Tasi: 26 milioni di contribuenti verseranno circa 13 miliardi nelle casse dei Comuni e (in piccola parte) dello Stato. Il tutto attraverso ben 100 milioni di versamenti. Ma per oltre 12 milioni di italiani questa scadenza promette di essere l’ultimo appuntamento con la Tasi. Questa felice prospettiva riguarda prima di tutto chi è proprietario solo dell’abitazione principale, e dall’anno prossimo potrà dimenticarsi delle tasse sul mattone, a meno che il suo immobile non rientri nella ristrettissima cerchia delle 73mila case di lusso, su cui l’Imu resterà.

Lo stesso, però, accadrà ai circa 2 milioni di inquilini che abitano nei Comuni (poco più della metà del totale) nei quali la Tasi ha colpito anche o solo fuori dall’abitazione principale. In questi casi, la Tasi chiama alla cassa anche l’«occupante», cioè prima di tutto l’inquilino, che dovrà pagare fra il 10 e il 30% del totale a seconda della ripartizione decisa dal Comune (quando la delibera tace, la parte a carico dell’inquilino è il 10 per cento). Identico, però, è anche il futuro fiscale degli imprenditori agricoli e i coltivatori diretti che possiedono i terreni agricoli nei Comuni di pianura (è tale il 48% dei municipi italiani in base alla classificazione Istat), anch’essi esentati dalla manovra.

Accanto a chi è destinato per sua fortuna a uscire dalla scena del fisco locale sul mattone, però, i prossimi giorni vedranno affollarsi alla cassa anche i proprietari di seconde case, negozi, capannoni e altri immobili, che continueranno a pagare anche nel 2016: in tutto, dovrebbero arrivare ai Comuni quasi 11 miliardi di euro, mentre almeno 1,6 miliardi sono destinati allo Stato per la «quota erariale» dell’Imu su capannoni, alberghi e centri commerciali. Ancora una volta, l’incrocio di Imu e Tasi moltiplica le cifre da pagare ma soprattutto i calcoli per ottenerla: le circa 200mila aliquote prodotte dalla doppia imposta produrranno più di 100 milioni di pagamenti, perché molti beni hanno più di un proprietario e in circa metà dei Comuni bisognerà versare sia l’Imu sia la Tasi sullo stesso immobile, quando non sia abitazione principale.

La girandola di aliquote, calcoli e codici tributo è la caratteristica principale della doppia imposta sul mattone, che per il resto segue le regole abituali delle rate di fine anno. In ogni caso tutti dovranno verificare (anche nel cerca delibere sul sito del Sole 24 Ore) se il Comune abbia confermato le aliquote dell’anno scorso: in caso affermativo sarà sufficiente replicare gli importi pagati in acconto sei mesi fa. Quando invece l’aliquota è stata ritoccata, si dovrà ricalcolare l’imposta annuale con i nuovi parametri, sottrarre quanto pagato a giugno e ottenere così il saldo.

Ma naturalmente il mondo delle tasse sul mattone non riesce mai a essere lineare, e anche per il saldo di dicembre propone il consueto rompicapo. Questa volta ad animarlo è la «sanatoria» delle aliquote approvate in ritardo, cioè dopo il 30 giugno con l’eccezione della Sicilia dove i termini sono scaduti a fine settembre. Dopo vari tentativi non andati a segno, la sanatoria che fa rivivere le 2.162 delibere approvate fuori tempo massimo in 866 Comuni è stata inserita in Senato nella legge di stabilità, che tuttavia entra in vigore dal 1° gennaio e quindi fatica a influire sulla scadenza di metà dicembre. Regole alla mano, questa norma potrebbe avere l’effetto di richiamare alla cassa i contribuenti interessati, ma il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti ha assicurato che il Governo sta studiando il modo per «evitare incertezza e confusione» che sarebbero la conseguenza diretta «della necessità di procedere a conguagli e rimborsi nel 2016».

Una replica della mini-Imu del 2014 appare impossibile: il problema non riguarda solo l’abitazione principale (come nel 2014) ma cambia platea da Comune a Comune. Occorrerebbe spulciare tutte le delibere e vedere quali tipologie di immobili sono interessate dagli aumenti. La delibera in ritardo, infatti, potrebbe limitarsi a confermare le vecchie aliquote (molti Comuni lo fanno anche se non servirebbe), oppure addirittura prevedere qualche riduzione.


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