Il Fisco

Prima casa, inquilini e separati: stop alla Tasi

di Gianni Trovati

MILANO

Nel capitolo dedicato alle tasse sul mattone il testo della manovra conferma in pieno le anticipazioni della vigilia: via la Tasi sulle abitazioni principali, compresa la «quota inquilini» quando l’affittuario (o l’occupante in genere, quindi anche il comodatario a titolo gratuito) utilizza l’immobile come prima casa, e Imu fissa al 4 per mille con 200 euro di detrazione per le circa 73mila case considerate «di lusso» dal Fisco. La stessa impostazione si replica anche quando la casa è assegnata al coniuge dopo separazione legale.

Queste novità incidono anche sulle seconde case date in affitto, perché il meccanismo scritto nella legge di stabilità evita di caricare sul proprietario la quota inquilini «caduta» con le nuove regole: in pratica, chi possiede una casa concessa in affitto continuerà a pagare solo la parte oggi chiesta al proprietario, che può oscillare dal 70 al 90 per cento a seconda delle scelte comunali, ed è fissa al 90% in caso di silenzio del regolamento locale. In pratica, la divisione della Tasi fra proprietari e inquilini rimane congelata alla situazione scritta negli ultimi regolamenti, con la differenza che la seconda non si paga quando per l’inquilino l’immobile è «abitazione principale». Nel silenzio della norma sul punto, il parametro rimane quello solito, che per identificare l’abitazione principale richiede residenza anagrafica e dimora abituale.

Il secondo capitolo della manovra riguarda i terreni agricoli. Anche in questo caso, il principio è semplice, e prevede l’addio all’Imu per tutte le proprietà di imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, anche per quelli collocati in Comuni di pianura che quindi fino a oggi hanno pagato l’Imu. In pratica, quindi, l’imposta continuerà a colpire solo i terreni “di pianura” i cui proprietari non siano professionalmente impegnati nell’agricoltura. Per quel che riguarda i confini fra Comuni montani e non, dal 2016 si tornerà alle regole scritte nella vecchia circolare del 1993, mandando in soffitta il pasticcio scritto a cavallo fra 2014 e 2015 su cui pende ancora il giudizio del Tar Lazio: il 30 ottobre scade il termine per versare gli acconti 2015 (anche se la maggioranza dei contribuenti ha già pagato perché la proroga è arrivata ex post), mentre l’udienza dei giudici amministrativi è in calendario per il 4 novembre.

La terza mossa riguarda i macchinari «imbullonati» delle imprese, che usciranno dalla rendita catastale quando sono «funzionali» al processo produttivo che si svolge nel capannone (la novità riguarda in particolare quelli accatastati in D/1, «opifici», e D/7, «immobili per le attività industriali»). Per ottenere la riduzione della rendita catastale, e quindi del conto da pagare, i proprietari dovranno chiederne la revisione: se la richiesta (tecnicamente si tratta di un «atto di aggiornamento» con la procedura Docfa) arriva entro il 15 giugno, la revisione si applica in modo retroattivo da inizio anno, in modo da abbassare anche l’acconto che si versa entro il 16 giugno. Dalla manovra arriva poi l’aliquota agevolata Tasi per gli «immobili-merce», cioè quelli delle imprese costruttrici rimasti invenduti: l’aliquota standard sarà dell’1 per mille, e potrà salire al massimo al 2,5 per mille (oppure, ovviamente, scendere a zero).

Accanto ai tagli fiscali, il blocco delle aliquote è l’altro piatto forte della manovra sulle tasse locali, e vieta aumenti nel 2016 con l’eccezione dei Comuni che finiscono in pre-dissesto (per le eccezioni regionali si veda il servizio a pagina 4). Il blocco coinvolge anche la «super-Tasi», cioè l’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille che i Comuni hanno finora potuto applicare all’abitazione principale o agli altri immobili: la sua replica sarà possibile nel 2016 solo nelle città in cui è stata caricata sugli immobili diversi dalla prima casa, anche se ovviamente non colpirà più i terreni agricoli interessati dalle nuove esenzioni. Oltre alla Tari, che va commisurata ai costi del servizio rifiuti, sfugge al blocco il canone per l’occupazione di suolo pubblico, mentre la relazione illustrativa precisa che resta congelata l’analoga tassa (Tosap) oltre alle imposte e canoni sulla pubblicità.


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