Il Fisco

Manovra anti-tasse da 27 miliardi via la Tasi, sgravi sugli investimenti

di Davide Colombo e Marco Mobili

Una manovra da 26,5 miliardi (14,6 in deficit) che potrebbe salire a 29,6 se Bruxelles darà il via libera all’ultima clausola di flessibilità immaginata dal Governo e legata all’«evento eccezionale» degli arrivi in massa di migranti dal Nord Africa. Se anche quest’ultimo disco verde si accendesse salirebbe di 3,1 miliardi la portata degli interventi, con l’anticipo al 2016 (almeno in parte) del taglio dell’Ires, attualmente previsto soltanto per il 2017 con una riduzione dell’aliquota da 27,5% al 24 per cento. In attesa del responso restano sul tavolo le misure certe, per ora solo annunciate in 32 slides dopo il Consiglio dei ministri di ieri, al termine del quale Matteo Renzi ha raggiunto la capitale belga per il vertice Ue proprio sull’immigrazione.

Oltre al disinnesco delle clausole di salvaguardia che nel 2016 avrebbero fatto scattare aumenti delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti (16,8 miliardi) il piatto forte della Stabilità sono gli interventi sul fisco, con l’addio alla tassa sulle prime case, anche per chi possiede ville, castelli e palazzi. A partire dal 2016 niente più versamenti il 16 giugno e il 16 dicembre per pagare acconto e saldo della Tasi e dell’Imu. Via anche l’Imu agricola (anche se chi ha un terreno agricolo in pianura e non è un imprenditore agricolo continuerà a pagare) e sui beni produttivi delle imprese ancorati al suolo, cosiddetti “imbullonati”, per un minore gettito pari a circa 5 miliardi. Agli enti locali verranno compensate le minori entrate e in più beneficeranno di uno sblocco del patto di stabilità interno per 670 milioni che consentirà una maggior spesa per investimenti. Per gli investimenti privati arriva invece la possibilità di «ammortizzare» fino al 140% il costo fiscale del nuovo macchinario acquistato (per un costo di 170 milioni nel 2016). Attenzione, però, lo sgravio maggiorato sarà riconosciuto solo se gli acquisti saranno effettuati entro il 31 dicembre 2016 e a partire dal 15 ottobre 2015.

Sul fronte del lavoro e del welfare scatta una sperimantazione per il part-time incentivato come “antipasto” della flessibilità in uscita, che avrà bisogno di altro tempo e altri approfondimenti, ma niente staffetta generazionale. Aumenta la “no tax area” per i pensionati (da 7.500 a 8mila), la settima salvaguardia per gli esodati (grazie al recupero dei “risparmi” delle altre salvaguardie) e lo sblocco per il 2015 della «opzione donna». Vengono anche riconfermati per il 2016 gli sgravi per le assunzioni stabili, ma per soli due anni e ridotti al 40% del dovuto, con un tetto che rimane però agli 8.060 euro attuali(misura che complessivamente porta a un alleggerimento pari a 834 milioni nel 2016 per salire a 1,5 miliardi nel 2017). Si riduce, insomma, il “metadone” per le imprese che tornano ad assumere, tanto che Matteo Renzi, in conferenza stampa, ha invitato ad «affrettarsi, prego», visto che la decontribuzione ci sarà ancora ma con un decalage. Dall’altro lato però il governo incentiva, con 500 milioni circa all’anno nel prossimo biennio, la contrattazione aziendale su welfare e produttività. Resta invece confermato a 200 milioni di euro lo stanziamento dedicato ai rinnovi dei contratti della Pa: risorse che trovano una decisa opposizione dei sindacati. Sul fronte povertà la dote di 600 milioni messa in campo per il 2016 (salirà a un miliardo strutturale nel 2017) serve per garantire un sostegno a un milione di cittadini in condizioni di disagio estremo, la metà dei quali sono bambini. Tra le diverse misure di stimolo ai consumi entra anche la «semplificazione» sulla spesa in contanti, ora permessa fino a 3mila euro, mentre il canone Rai verrà ridotto da 113 a 100 euro e pagato in bolletta.

Le coperture, oltre alle clausole europee su riforme strutturali e investimenti, arrivano dalla spending review (5,8 miliardi), da un pacchetto di interventi una tantum e di stretta sulla spesa per circa 2,8 miliardi, di cui 1,8 riguarderà la flessibilità di spesa riconosciuta alle regioni nella stabilità 2015. Due miliardi arriverrebbe poi dal rientro dei capitali sotto la voce lotta all’evasione, mentre il capitolo giochi garantirà 1 miliardo. E questo con un aumento del prelievo erariale del 2% sulle slot (506 milioni) e dello 0,5% sulle Videolotteries (107 milioni). Cui si aggiungerà la gara per le nuove concessioni sulle scommesse sportive per 15mila agenzie (base d’asta di 30mila euro) e 7mila corner, con base d’asta di 15mila euro. Se dovessero essere aggiudicate tutte, lo Stato incasserebbe un totale di 555 milioni di euro.


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