Il Fisco

Tari: stop alle richieste del Comune se non si producono rifiuti

di Laura Ambrosi

È illegittima la pretesa Tari fondata su un regolamento irragionevole che non consideri cioè la reale potenzialità di produzione dei rifiuti rispetto all’attività svolta. Ad affermarlo è la Ctp di Reggio Emilia con la sentenza 296/02/15 . Un imprenditore ricorreva, in proprio, senza l’ausilio di un difensore abilitato, avverso un avviso di pagamento relativo alla Tari. In particolare lamentava che la propria attività (vendita di vino sfuso) comportasse una produzione di rifiuti pressoché nulla e da ciò conseguivano molteplici errori commessi nella pretesa dell’ente.

Nella specie, secondo il ricorrente, il regolamento comunale istitutivo del tributo prevedeva l’applicazione della tariffa più alta calibrata alla dimensione dei locali. Tuttavia, per la tipologia dell’attività svolta, non vi era alcuna razionalità rispetto alla potenzialità di produzione di rifiuti. Secondo il regolamento, infatti, la vendita di beni alimentari di qualunque tipo e in qualunque modo esercitata era suscettibile di produrre rifiuti al pari di un ortofrutta, una pescheria o una pizzeria al taglio.

L’imprenditore quindi ha fondato la propria difesa evidenziando le incongruenze che emergevano dal regolamento posto a base del calcolo dell’imposta. Il Collegio emiliano ha pienamente condiviso la tesi del ricorrente sul presupposto che l’attività dallo stesso gestita, di fatto, comportasse una produzione inesistente di rifiuti e pertanto la pretesa nella misura più elevata fosse priva di ogni ragionevolezza. Ha così dichiarato inapplicabili i regolamenti comunali e annullato la pretesa.

La decisione offre lo spunto per una riflessione su ciò che potrà accadere nel prossimo futuro in presenza di simili contestazioni. L’ultima versione approvata sulla riforma del contenzioso tributario, a questo riguardo prevede due significative novità: a) innalza la soglia per la difesa “autonoma”, senza cioè l’intervento di difensori abilitati, a 3mila euro in luogo degli attuali 2.582,28 euro; b) introduce il reclamo/mediazione obbligatoriamente per tutte le cause tributarie non superiori a 20mila euro.

Con quest’ultima previsione si estende così l’istituto anche agli atti emessi dai Comuni. Il privato, quindi, che vorrà impugnare pretese ritenute illegittime, dovrà esperire il tentativo di mediazione prima di costituirsi in giudizio.

L’estensione generalizzata di questo istituto potrebbe comportare un rilevante impegno di risorse, in quanto occorrerà in qualche modo assicurare un ruolo di terzietà del personale addetto alla gestione dei reclami rispetto a quello addetto agli accertamenti, con ulteriori costi. È quindi auspicabile un ripensamento di questa modifica, la cui utilità, per la verità, è tutta da verificare.


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