Il Fisco

Riparte il bonus casa, proroga con riforma

di Giorgio Santilli

ROMA

I bonus edilizi ripartono a pieno ritmo alla vigilia della riforma che dovrebbe stabilizzarli oltre la scadenza del 31 dicembre, allargarli, mirarli meglio sul risparmio energetico effettivo garantito dagli interventi agevolati. Nel secondo trimestre 2015 gli investimenti realizzati sulla base dei crediti di imposta del 50% (ristrutturazioni edilizie) e del 65% (ecobonus per il risparmio energetico) ammontano a 4.639 milioni, con un incremento del 10,7% rispetto al primo trimestre dell'anno (quando si era rimasti a 4.188 milioni) e un ritorno ai livelli del 2014. Nel 2° trimestre dello scorso anno, infatti, gli investimenti complessivi erano stati di 4.625 milioni (l’incremento è quindi dello 0,3%). Siamo lontani dalle vette straordinarie del 1° trimestre 2014, quando si toccarono investimenti complessivi per 6.975 milioni, ma si può dire che, al netto di quel picco, gli investimenti mossi dai crediti di imposta sono tornati ai ritmi dei due anni record 2013-2014 dopo la flessione forte del 1° trimestre 2015. Il buco del primo periodo (-40% sul 2014) fa sì che anche il dato del semestre resti negativo (-24%).

La fotografia arriva da un’elaborazione del Cresme sui dati ufficiali dell’Agenzia delle Entrate (i bonifici pagati dai beneficiari). «I dati degli ultimi quattro mesi – dice il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini – ci dicono che stiamo tornando ai livelli record del 2014 dopo una partenza negativa dovuta in parte a fatti contingenti straordinari che si erano verificati nei primi mesi del 2014 e in parte all’impatto negativo che ha avuto l’aumento dal 4 all’8% dell’anticipo che il fisco trattiene dal bonifico versato dal cittadino all’impresa realizzatrice dei lavori. Poiché il credito di imposta ha dimostrato anche una forte capacità di emersione del mercato nero, riteniamo probabile che quella norma abbia indotto qualche impresa a tornare momentaneamente al nero, ma possiamo altrettanto dire che, comunque sia, quella flessione è stata transitoria. Anche i dati che abbiamo di stima del mercato del recupero, con una rilevazione costante fatta da noi con le imprese Angaisa, ci dice che il mercato continua a tirare ai livelli degli anni scorsi e forse superiore. Prevediamo che anche gli investimenti indotti dai crediti di imposta a fine anno si allineeranno sostanzialmente ai livelli record del 2014». Nel biennio 2013-2014 i crediti di imposta hanno svolto un ruolo anticiclico decisivo, praticamente l’unico dato positivo nella drammatica crisi verticale del settore edilizio che ha perso il 30% del mercato e 469mila posti di lavoro dal 2008 al 2014: sempre il Cresme stima che il settore del recupero edilizio, in cui gli investimenti trainati dai bonus rappresentano ormai fra il 25% e il 30% del totale, ha garantito 376mila posti di lavori annui nel periodo di crisi più grave del biennio 2012-2014. Un paracadute senza il quale l’impatto sociale della crisi dell’edilizia sarebbe stata almeno due volte più forte.

Si capisce perché nel mondo politico si moltiplichino gli appelli al governo alla stabilizzazione dei crediti di imposta: risoluzioni e raccomandazioni pressoché unitarie (M5S compresi) sono venute a più riprese sia dalla Camera che dal Senato. Il tema è sul tavolo del governo che dovrà scioglierlo con la legge di stabilità. Il primo a prendere posizione sulla questione è stato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che più volte, anche in sedi ufficiali, ha detto di mirare non solo a una stabilizzazione ma anche a un allargamento della platea dei beneficiari dei crediti di imposta, con particolare riferimento all’edilizia pubblica e ai giovani che vanno in affitto per il collegato bonus mobili.

Ma l’operazione che ha in mente Delrio è più ambiziosa, puntando a fare del bonus lo strumento di una politica di efficientamento energetico del patrimonio edilizio su più larga scala. Certamente, il capitolo pesantissimo degli immobili pubblici che hanno bisogno di massicce dosi sia di riqualificazione edilizia che di risparmio energetico. Poi, quello dei capannoni di impresa. Ma soprattutto Delrio pensa a una graduazione del beneficio fiscale sulla base del risultato ottenuto dagli interventi in termini di efficientamento energetico. L’idea è di garantire l’attuale 65% di sconto soltanto a quegli interventi che effettivamente comportano un miglioramento di classe energetica dell’edificio complessivo o comunque il raggiungimento di un certo standard energetico, che sarebbe certificato dal progetto o da una perizia di un professionista abilitato (non dagli attuali certificati energetici che si acquistano su Internet a poche decine di euro). Per interventi più semplici, non raccordati a un progetto complessivo di efficientamento, per esempio la mera sostituzione di infissi, la percentuale di sconto si abbasserebbe.

Al tempo stesso, l’ambizione del ministro sarebbe quella di spostare gli incentivi fiscali su una scala di recupero più ampia, comprendendo condomini e porzioni urbane. In questa direzione spingono Ance, Consiglio nazionale degli architetti, Legambiente che nei giorni scorsi hanno presentato proposte al ministro. Così come da più parti, per esempio dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci, gli arriva la richiesta a usare i bonus anche per una politica di prevenzione antisismica allargata rispetto a quella attuale (sono escluse le zone sismiche 3 che riguardano una fetta consistente del territorio italiano) e di bonifica dall’amianto.


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