Il Fisco

Prelievo sul mattone, Italia a metà strada

La pressione fiscale cresce: come anticipato dal Sole 24 Ore lo scorso 18 febbraio, quando era stato presentato il volume dell’agenzia delle Entrate «Gli immobili in Italia», per il 2014 il dato è di 42,14 miliardi, poco meno del 2012. Ma la differenza in meno è data soprattutto dalle imposte sui trasferimenti, che sono calate anche per la stasi del mercato. La somma di Imu e Tasi 2014, infatti, supera di 100 milioni la sola Imu del 2012 (differenza che sale a 1,2 miliardi secondo i calcoli di Confedilizia). Nel 2013, infatti, non si è pagata l'Imu sull'abitazione principale, e per questo è stata istituita la Tasi, che come si vede ha dato i suoi frutti.

Il capitolo del tax gap, che in italiano vuol dire evasione fiscale, è il risultato del confronto (ad aliquota e detrazioni di base) tra gettito teorico calcolato sulle basi imponibili immobiliari (un dato che il fisco conosce bene) e quanto i contribuenti hanno effettivamente versato. Si tratta di circa 4,16 miliardi nel 2012 e 4,27 nel 2014, dal 18,37% al 22,60% del gettito teorico.

In questo quadro il confronto internazionale può essere percepito in modo meno drammatico (ma non consolatorio): la percentuale del prelievo fiscale sulla proprietà immobiliare italiana nel 2012 si colloca all’1,5 per cento, più o meno a metà di una graduatoria che va dalla Germania (0,5 per cento) al Regno Unito (3,4 per cento). Rispetto alle entrate fiscali totali queste percentuali raddoppiano: la Germania è all’1,2 per cento, l'Italia al 3,4% e il Regno Unito addirittura all’11,8 per cento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA