Il Fisco

Commissioni censuarie al palo

di Saverio Fossati

La riforma del catasto è archiviata ma le commissioni censuarie funzioneranno. E non si tratterà di organi inutili, perché le funzioni a esse attribuite vanno al di là della riforma.

Il decreto legislativo 198/2014, che partendo dalla delega fiscale detta le regole per composizione e funzionamento delle nuove commissioni, sta dispiegando ora i suoi effetti (a sette mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale). Il meccanismo, infatti, è piuttosto complicato e prevede una serie di designazioni e nomine che, alla fine, daranno vita a Commissioni locali e centrale.

Le funzioni sono concentrate anzitutto sulla validazione dell’algoritmo che dovrebbe poi condurre, su basi statistiche, alla determinazione dei nuovi valori e delle nuove rendite catastali. Ma questo incarico non potrà essere assunto, dato che di algoritmi si parla proprio nella bozza di decreto legislativo che non ha mai visto (e probabilmente mai vedrà) la luce.

Le commissioni, locali però, devono anche approvare i quadri delle qualità e classi dei terreni e i prospetti delle tariffe dei comuni della propria circoscrizione, e concorrono alle operazioni di revisione e di conservazione del catasto terreni. Non solo, devono riprendere le funzioni abbandonate da anni e cioè: approvare i prospetti integrativi dei quadri tariffari per le unità immobiliari urbane dei comuni della propria circoscrizione e concorrere alle operazioni di revisione e di conservazione del catasto edilizio urbano. Tutto questo lavoro, però, anche una volta ultimato l’iter delle nomine, rischia di non iniziare mai a causa di imprecisioni della norma e del fatto che alcune disposizioni attuative sono contenute proprio nel decreto sulla riforma del catasto, chiuso nei cassetti di Palazzo Chigi.

«I problemi - spiega Corrado Sforza Fogliani, a capo dell’ufficio studi Confedilizia - sono sulla previsione delle tre sezioni in cui sono articolate le commissioni. Posto che la terza è dedicata alla riforma e quindi è ferma, di quali input necessitano le prime due per iniziare a lavorare? Per esempio, quando si procede a revisioni catastali ai sensi dei commi 335 e 336 dell’articolo 1 della legge 311/2004, i provvedimenti devono prima passare dalle commissioni?». Inoltre, prosegue Sforza Fogliani, serve un aggiornamento dei quadri della classificazioni, dato che in certe zone censuarie non esistono determinate categorie come A1 (signorili) o A9 (case storiche) che invece andrebbero attribuite, oppure si assiste a un fiorire di bed & breakfast che è difficile inquadrare nelle categorie presenti.

Alcune questioni irrisolte riguardano invece le nomine: anzitutto sulla possibilità di designare i membri supplenti anche per una sola seduta piuttosto che per un lungo e comprovato impedimento, poi, prosegue Sforza Fogliani, sulla figura del peesidente della commissione locale «occorre chiarire quali siano le sue competenze, perché stando alla lettera del decreto dovrebbe limitarsi a nominare i presidenti di sezione e presiedere la commissione riunita ma non le singole sezioni, quindi sembrerebbe avere funzioni quasi solo amministrative e non giurisdizionali».

Infine, sottolinea Sforza Fogliani, con il rinvio del catasto il ruolo delle commissioni è necessariamente potenziato proprio dall’uso dei commi 335 e 336, cioè dalle revisioni delle rendite individuali e massive. «Ma quanto al contenzioso - conclude Sforza Fogliani - con il blocco del decreto sulla riforma il sistema resta invariato, con la sola possibilità, per le future commissioni, di decidere in merito alla sola congruità dell'accatastamento rispetto alla consistenza catastale, cioè al numero di vani attribuito, non al classamento e ancora meno alla congruità della rendita».


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