Il Fisco

Il Comune recupera tasse non pagate con il lavoro dei debitori

di Saverio Fossati

Quando i tempi si fanno duri rispunta il baratto. E al Comune di Invorio, con lodevole senso pratico, devono aver compreso che se un cittadino non ce la fa a pagare imposte e debiti comunali la soluzione è quella di prestare il proprio lavoro.

Così, dopo due anni di lavorìo in consiglio comunale, ecco una delibera che, ripescando una norma, già dimenticata, del decreto legge Sblocca Italia, punta al sodo e permette ai cittadini di presentare un progetto di pubblica utilità , realizzarlo e scontare il suo impegno dal debito tributario con il municipio. Lo stabilisce la delibera del 2 luglio 2015 , che in sostanza, autorizza a fornire «in corresponsione del mancato pagamento dei tributi comunali già scaduti, ovvero di contributi per inquilini morosi non colpevoli, offrendo all’ente comunale, e quindi alla comunità territoriale, una propria prestazione di pubblica utilità, integrando il servizio già svolto direttamente dai dipendenti e collaboratori comunali».

Il tutto viene chiamato ufficialmente «baratto amministrativo» e parte da un progetto che i cittadini devono presentare e che deve venir approvato. Forse alcuni giuristi, segnatamente civilisti e amministrativisti ma anche lavoristi, storceranno il naso (con qualche ragione) di fronte a una soluzione così semplice: ma per fortuna, almeno a prima vista, la legge che autorizza scelte del genere si presenta con un testo abbastanza ampio. E, una volta tanto, la genericità fa premio.

Secondo l’articolo 24 del Dl 133/2014 i Comuni possono deliberare i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati, purché individuati in relazione al territorio da riqualificare. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade ovvero interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzati, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In cambio i Comuni possono esentare i cittadini volontari dalle imposte, per un periodo limitato e definito. Già in passato, quando nei Comuni la spesa pubblica non si era dilatata, i proprietari degli appezzamenti attraversati dalle strade municipali godevano di esenzioni se provvedevano al loro mantenimento in buono stato. Un’abitudine perduta nel caos dello spreco generale di soldi pubblici, di tempo e di lavoro.

A Invorio, insomma, hanno visto giusto e, anche se con un’interpretazione un po’ estensiva del Dl 133, ora il Comune potrà recuperare il debito che un cittadino aveva accumulato sui canoni non pagati di una casa popolare. Il suo lavoroconsisterà nel dare manforte a chi pulisce le strade e durerà circa due mesi, per quattro ore al giorno. E l’esempio potrebbe estendersi facilmente in tutta Italia, con regolamenti tagliati su misura e in massima libertà in ciascun comune.


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