Il Fisco

Il cambio di categoria catastale deve essere «personalizzato»

di Patrizia Maciocchi

Il classamento dell’immobile deve essere indivuduale e non standardizzato. Sbagliano dunque quei giudici delle sezioni della commissione provinciale tributaria di Roma che affermano la legittimità degli atti di accertamento basati sulla tipologia dell’immobile e sulla zona senza che sia chiarito il motivo del salto di qualità della singola proprietà. Nel mirino deigiudici della Commissione provinciale di Roma (sentenza 15525/2015) finisce una delle riclassificazioni fatte a tappeto nella capitale (in base al comma 335 dell’articolo 1 della legge 311/2004). I ricorrenti lamentavano una disparità di trattamento con altre abitazioni del rione o dello stesso stabile che, con pari caratteristiche, non erano state “promosse”. A questo si aggiungeva l’assenza di qualunque giustificazione dovuta a eventuali migliorie apportate all’immobile o alla zona. Ma non basta. I giudici fanno notare che non erano state prese in considerazione neppure le prove che, con un’inversione dell’onere, erano state fornite dai ricorrenti, i quali avevano dimostrato che nulla era cambiato né in casa né nel “quartiere”.

I giudici della sezione 61, danno partita vinta ai ricorrenti sottolineando che l’inclusione nelle abitazioni signorili era stata fatta limitandosi a dare delle descrizioni generali della categoria senza specificare nulla di quanto riguardava in particolare gli immobili oggetto dell’accertamento. Le valutazioni espresse dall’ufficio non contengono dunque gli «elementi individualizzanti indispensabili a far comprendere le ragioni della rideterminazione».

I giudici bocciano il criterio adottato chiarendo che l’Agenzia non può limitarsi ad espressioni generiche, adattabili a qualunque situazione, finendo così per far coincidere la motivazione del provvedimento con la fonte normativa che ne consente l’adozione.


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