Il Condominio

Il futuro dell’amministratore di condominio lo deve decidere lo stesso amministratore

di Daniela Zeba

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Il momento in cui stiamo vivendo è caratterizzato, per quanto concerne la professione, da segnali di insoddisfazione palese che tutti odono, ma che le associazioni si ostinano a non voler percepire, sorde, a quanto pare, al boato fragoroso della reale insoddisfazione degli operatori che quotidianamente svolgono l'ingrato lavoro di amministratori di condominio.
Mi riferisco in particolare agli amministratori che esercitano l'attività in via esclusiva, senza copertura di albo o collegio da poter giocare al bisogno come jolly.
L'amministratore di condominio è vittima di un impasse, perché se da un lato è stanco di affrontare quotidianamente una situazione professionale frustrante, svilente ed anche poco remunerativa, dall'altro non si è mai sentito veramente rappresentato da associazioni che amano parlare il politichese, sgominano per avere visibilità negli incontri con le istituzioni, ma di fatto per lui, non hanno mai portato a casa nessun punto per poter vincere la partita del riconoscimento professionale.
Che piaccia o no, le associazioni degli amministratori non sono una lobby influente, di fatto non hanno mai contato nulla; oggi meno che mai, oserei dire, perché mentre fino a qualche anno fa potevano fare conto sul silenzio degli iscritti, oggi no. Oggi fanno più fatica.
Oggi c'è fermento, oggi ci sono rivendicazioni, magari ad arte abilmente “silenziate”, che gridano però giustizia, riconoscimento, equità contributiva e fiscale e non possono più essere soffocate.
Il silenzio dei piani alti non durerà a lungo, malgrado l'armata brancaleone che gli amministratori rappresentano, in quanto fino ad ora incapaci di organizzarsi e fare sentire la propria voce.
L'eco dell'urlo, oggi si ode, echeggia, e sarà inarrestabile, che lo si voglia o no.
La famosa tempesta è veramente in arrivo, ma non è una tempesta che ha come scopo ultimo quello di spazzare via le associazioni, è una tempesta che ha lo scopo di rendere tutti gli amministratori seri e preparati, professionisti od imprenditori che siano, orgogliosi del loro lavoro e della loro categoria, senza doversene vergognare e senza dover sempre giustificare quanto loro sono diversi dagli interni, dai dopolavoristi, dai doppio lavoristi e da tutti coloro che possono fregiarsi della qualifica di amministratori (con il silenzio assenso delle associazioni) malgrado siano quanto di più lontano da un professionista degno di questo nome.
Lo scopo della tempesta è giocarsi la partita finale insieme, anche perché non si tratta di un campionato di serie C, ma del campionato del mondo, dove non vi sono squadre, ma la Nazionale.
Si tratta di mutare rotta, non cambiare le navi: magari solo alcune non saranno in grado di solcare i mari tempestosi, altre, adottando strategie innovative, magari sì e si rinnoveranno nell'interesse degli associati, solcando le acque all'insegna del rinnovamento.
Concordo che la soluzione, oggi, possa essere la richiesta di un tavolo interassociativo con le istituzioni, per non vanificare l'occasione avuta dall' on. Morrone lo scorso maggio; ma che questa volta non si concretizzi, come l'ultima, in un coro di solisti.
L'augurio è che le associazioni rappresentino finalmente l'armonia che noi amministratori pretendiamo: riconoscimento statale e accesso alla professione con corso universitario triennale ed esame di stato per tutti (anche per chi già esercita) con la pretesa di una degna copertura previdenziale. Ci sarà da lottare, ma occorre farlo se si ha a cuore il proprio futuro.
Il risultato sarà un mercato libero con operatori preparati ed all'altezza delle sfide del millennio che riguardano il nostro patrimonio immobiliare da ammodernare e da rendere più efficiente e sicuro; un mercato privo di figure ibride legate a più casacche, e soprattutto libero dall'inquinamento degli incompetenti. Vi saranno numeri certamente diversi, ma qualità stellare: non ci sarà nemmeno bisogno di definire l'equo compenso, il mercato, finalmente omogeneo, si riequilibrerà da sè.
Sarà una rivoluzione... che non impaurirà certo i veri giocatori, che sono pronti allo scontro diretto, senza sconti e senza più elemosinare le briciole.
Al contrario: la ridefinizione del mercato impaurirà chi, oggi, tiene ai numeri e non alla qualità per la sua mera sopravvivenza...con buona pace di alcune associazioni.
Daniela Zeba


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