Il Condominio

Milano, la scadenza del Certificato d’idoneità statica verrà «diluita»

di Rosario Dolce

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Si è conclusa ieri all’hotel Gallia di Milano la due giorni di lavori sul “diritto condominiale”, incentrata sui contenuti del volume su “Registro anagrafe e sicurezza nel condominio”.
L'incontro-studio – che ha visto succedersi, tra i relatori , ingegneri, avvocati e commercialisti, oltre che il Comune di Milano per il tramite del Direttore dell'Area Sportello Unico dell'edilizia privata, Arch. Giovanni Oggioni - è stato organizzato da Sabrina Schemani di Gfg Consulting Srl ed a offerto un ventaglio di soluzioni giuridiche e pratiche in ordine all'adempimento dell'obbligo posto in capo all'amministratore del condominio, a norma dell'articolo 1130, n. 6 del Codice civile.
Non poteva mancare il riferimento al tema sul Certificato di Idoneità Statica (CIS) e, per esso, l'esame della prescrizione contenuta nel comma 6 dell'articolo 11 del Regolamene edilizio vigente, laddove stabilisce che i proprietari degli immobili ultimati da più di cinquant'anni, non in possesso del certificato di collaudo statico, dovranno acquisire il CIS entro il termine del 26 novembre p.v., secondo un procedimento formulato dal Comune di Milano in collaborazione con l'Ordine degli Ingegneri.
La sanzione prevista in caso di inadempimento è assai grave, in quanto prevede che «nel caso di mancato rilascio di tale certificazione nei limiti temporali previsti viene meno l'agibilità dell'edificio o delle parti di questo non certificate. In caso di compravendita i notai dovranno allegare la certificazioni dall'atto di vendita».
L'Architetto Giovanni Oggioni, nel corso del suo intervento, ha anticipato l'intenzione del Comune di voler prorogare il termine ricorrendo ad un provvedimento consiliare: «A volte vengono eseguite opere in parti private, in edilizia autocertificata, che non possono non avere conseguenze sulla statica degli edifici, anche sotto il profili della statica orizzontale, Spesso sono interventi eseguiti su edifici costruiti nel dopoguerra, costruiti con materiali e criteri inadeguati, come quelli del primo periodo del cemento armato, che possono soffrire di labilità statica. La somma di tutti questi edifici non la riga mai nessuno, queste modifiche continuano a sommarsi e non sono registrate e controllate da nessuno. Forse una norma nazionale che condensi in un documento tutte le modifiche può essere necessaria e questo va valutato con grande attenzione: è la somma delle diverse modifiche nel corpo edilizio che va tenuto conto, anche alla luce dell'invecchiamento dei materiali di costruzioni realizzate in un certo periodo, come il cemento armato. La situazione va esplorata e messa in ordine, e d'altro canto non possiamo imporre un termine perentorio che non ha funzionato: la massa delle situazioni è tale che imporrà una distribuzione diversa delle verifiche».
Nello specifico, l'alto dirigente ha anticipato che si sta già provvedendo, di concerto con gli organi preposti (all'uopo, è stato anche richiamato il segretario del comune, dott. Dell'Acqua), alla stesura di un nuovo regolamento, rispettando la procedura di approvazione prevista per legge - con doppia approvazione consiliare -, e qui traslando una norma nuova: avente riguardo sia alle scadenze temporali degli adempimenti, sia alla tipologia di certificazione da acquisire, stante la vetustà del fabbricato, ovvero la portata e il rilievo degli stessi interventi edilizi da realizzare: «Attualmente siamo obbligati a modificare in nostro regolamento edilizio. Alcuni dei criteri decisi a livello nazionale sono di difficilissima applicazione in alcune Regioni ma in Lombardia con una Dgr ha fissato criteri e definizioni. Sono già passati i 180 gg per adeguarsi da parte dei Comuni. Ora ci troviamo in una situazione di sostanziale prorogatio del regolamento edilizio, e dobbiamo sostituirlo. La nuova redazione si trova già in uno stato abbastanza avanzato di scrittura e l nuovo Pgt è in via di approvazione: immediatamente dopo approveremo il nuovo regolamento edilizio. Medio tempore, faremo un provvedimento, molto probabilmente di consiglio che proroghi i termini di questo regolamento per agganciarlo a l nuovo ed evitare disparità di trattamento. Questa norma sarà così traslata nel nuovo. Come? Anzitutto ai primi segnali della necessità di una verifica occorre che venga fatta. D'altra parte distribuiremo nel tempo la necessità di avere il Cis spalmandolo su più anni, a partire dagli edifici più datati, in modo da consentire un atterraggio più morbido di questo provvedimento sul patrimonio edilizio. Quindi più tempo per adeguarsi ma dare un segnale che, se esistono elementi che possono indurre a qualche preoccupazione, questa debba essere presidiata. Non sempre gli ingegneri sono disposto a fare un certificato “light”: se si fa un Cis il costo è quindi rilevante. L'altro problema è che se la signora del 7° piano vuole ristrutturare il suo appartamento e le si dice che ci vuole il Cis si scopre he occorre fare verifiche in una serie di altre unità con costi rilevanti. E molti progetti, un tempo presso il genio civile, sono ora presso i Comuni, cui so o stati assegnati dalle Regioni: non sono sempre a portata di mano e non sono sempre reperibili, ci sono archivi in diversi luoghi. Anche fare la storia amministrativa degli interventi che si sono succeduti nei condomìni si può fare ma occorre molto tempo ed energia. Stiamo cercando soluzioni, utile in particolare il confronto con i notai: troveremo una soluzione equilibrata che possa mantenere una previsione che è di grande civiltà».
L'architetto Oggioni, infine, ha parlato degli amministratori di condominio, rilevando come gli stessi, ancorché parimenti destinatari della norma comunale, in realtà, non siano presenti tra gli interlocutori istituzionali, e, in punto, visto la complessità della procedura da avviare, ne ha auspicato il coinvolgimento diretto.


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