Il Condominio

I “patti di stabilità” entrano anche nei conti condominiali!

di Francesco Chiavegato

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Non sono bastati i gravi disagi creati ai Comuni che si ritrovavano a non poter utilizzare le risorse disponibili solo per rispettare i patti di stabilità con il risultato che le strade restano piene di buche, ora questa misura è entrata anche nel condominio.
Grazie alla L. 220/2012 dove al riformato art. 63 delle Disposizioni di attuazione del Codice civile ‎”l'amministratore è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi”.
‎Tale inciso, ripreso recentemente anche dal Tribunale di Tivoli, sta iniziando a preoccupare alquanto gli operatori di settore che, per poter ottemperare alla richiesta del creditore, dopo aver fatto tutto il possibile per recuperare le somme in deficit, debbono ingegnarsi per ricostruire il debito dei morosi. Oltre a questo delicato passaggio, per il quale si invitano le società di software a trovare la soluzione più adeguata da fornire celermente agli amministratori, vi è l'altro problema più rilevante ma risolvibile.
Al fine di rispettare la norma il gestore immobiliare non potrebbe saldare le fatture dei creditori, qualsiasi, al 100% qualora nel condominio si presentasse una percentuale di morosità poiché andrebbe a violare i “patti di stabilità” sconfinando sulle disponibilità effettivamente presenti nei vari conti di bilancio.
Potrebbe essere accusato di mala gestione, gravi irregolarità ed utilizzo di fondi disponibili per altri scopi.
Pensate se si dovessero pagare le bollette delle utenze ‎decurtando il 20% delle stesse? Distacco immediato! Ma la prassi da seguire, secondo la Riforma, è questa.
‎Per uscire da questo impasse necessita costituire un fondo cassa temporaneo a copertura delle minori entrate gestionali in modo da onorare i creditori, almeno per saldare completamente i debiti e togliersi un problema esterno (Cass. 13631/2001).
Per il resto ‎i panni sporchi è meglio lavarseli all'interno del condominio.


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