Il Condominio

Mutui, pressing del Parlamento per le modifiche

di Giovanni Parente

Parlamento in pressing per modificare le norme in base alle quali gli istituti di credito che hanno erogato mutui potranno vendere l’immobile senza passare dalle procedure esecutive se il debitore diventa inadempiente. Le polemiche degli ultimi giorni sullo schema di decreto legislativo (atto 256) che recepisce la direttiva 2014/17/Ue sui contratti di credito a consumatori relativi a immobili residenziali stanno portando le commissioni parlamentari chiamate a esprimere i pareri a chiedere al Governo di intervenire con modifiche. Pietra dello scandalo è quello che è stato soprannominato il «bail in delle case», ossia la norma che introduce nel Testo unico bancario (Dlgs 385/1993) un articolo in base al quale «le parti del contratto di credito possano convenire espressamente, al momento della conclusione del contratto di credito o successivamente, che in caso di inadempimento del consumatore, la restituzione o il trasferimento del bene immobile oggetto di garanzia reale o dei proventi della vendita del medesimo bene comporta l’estinzione del debito, fermo restando il diritto del consumatore all’eccedenza». In pratica, se non si pagano sette rate del mutuo anche non consecutive, l’istituto di credito sarebbe autorizzato a vendere l’immobile senza passare dalla lunga e incerta trafila delle procedure esecutive (si può arrivare anche a toccare sette anni).

Nello smorzare l’allarme sulla casa, il relatore al provvedimento , Giovanni Sanga (Pd), e il capogruppo democratico, Michele Pelillo, in commissione Finanze alla Camera spiegano che nel parere da inviare al Governo (una prima bozza potrebbe essere depositata già oggi) intendono specificare che «la norma non sia retroattiva, e non riguardi quindi i contratti già esistenti; che il trasferimento dell’immobile in garanzia debba avvenire con un atto del debitore e non della banca; vanno chiarite le condizioni che determinano l’inadempimento, distinguendolo dal ritardato pagamento». Infine, continuano i deputati Pd, «occorre garantire l’assoluta indipendenza» di chi valuta l’immobile, «facendolo eventualmente nominare dal presidente del Tribunale».

Anche il Senato è pronto a muoversi. Nella seduta di ieri la relatrice in commissione Finanze a Palazzo Madama, Lucrezia Ricchiuti (Pd), ha chiesto al rappresentante del Governo di attendere il parere prima di emanare definitivamente il Dlgs, incassando la disponibilità del viceministro all’Economia, Luigi Casero, in tal senso. Intanto fonti del Mef hanno spiegato che l’Esecutivo aveva il dovere di recepire la direttiva Ue sui mutui ma si è scelto di tutelare il consumatore-debitore, inserendo il diritto all’eventuale eccedenza dalla vendita dell’immobile. Senza dimenticare che già ora esiste il «Fondo mutui» al Tesoro che consente la sospensione fino a 18 mesi del pagamento dell’intera rata del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale e provvede a pagare gli interessi maturati sul debito residuo durante la sospensione.


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