Il Condominio

Inquinamento locale, una proposta di intervento da Renovate Italy

di Stefano Cera

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Diverse zone italiane (la Pianura Padana e la maggior parte delle grandi città) devono periodicamente fronteggiare problemi connessi alla cattiva qualità dell'aria, a causa dell'elevata concentrazione di inquinanti.
Da sempre si sospetta che lo smog atmosferico abbia effetti negativi sulla salute umana, ma ultimamente si é scoperto che le polveri sottili sono molto più pericolose di quanto sospettato. Ad ottobre del 2013 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC, che afferisce all'Organizzazione Mondiale per la Sanità), sulla base di dettagliati studi epidemiologici, ha incluso l'inquinamento dell'aria, e in particolare le polveri sottili (PM2.5 e PM10, ovvero le polveri il cui diametro è inferiore rispettivamente a 2,5 o 10 micron), nella lista delle sostanze che causano cancro nell'uomo (in particolare alla vescica e al polmone).
Dopo un solo anno, l'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha rincarato la dose affermando che le polveri sottili causano effetti sanitari avversi anche a basse concentrazioni; tra questi ultimi in particolare per il PM2.5, ne sono inclusi di nuovi, come danni alla gestazione, malattie respiratorie nei bambini, malattie della sfera nervosa, diabete.
Per cercare di contrastare le emissioni inquinanti, di solito il primo pensiero si rivolge ad iniziative legate alla mobilità (blocco del traffico, rottamazione di autoveicoli, ecc.), ma secondo l'European Environment Agency (EEA), per diversi inquinanti locali (PM2.5, SOx) e per la CO2, la principali fonte di emissioni sono gli usi stazionari (“stationary combustion”, dunque le emissioni degli edifici).
Figura 1: fonti di emissioni antropogeniche di inquinanti locali e climalteranti (EU-28, 2012 )
I dati sono confermati anche da INEMAR (http://inemar.arpalombardia.it/), l'inventario delle emissioni in atmosfera di sette Regioni e due Provincie autonome. (N.B: combustione non industriale indica le emissioni degli edifici).
Figura 2: fonti di emissione del PM2.5 e del PM10 in Lombardia (INEMAR, 2012).
E' vero che, negli ultimi 20 anni, le emissioni di inquinanti locali sono complessivamente diminuite, ma la diminuzione, soprattutto in Italia, non è stata sufficiente (cfr. Figura 3).
Figura 3: concentrazioni annuali del PM10 nell'anno 2013 (Air Quality in Europe, EEA, 2015)
La considerazione più importante che emerge dai dati scientifici è però un'altra: la principale sorgente di inquinanti locali (e climalteranti) sono gli edifici e le emissioni di questi ultimi sono in crescita! Rispetto al 2003, le emissioni di particolato (PM2.5 e PM10) dagli edifici sono aumentate rispettivamente dell'11% e del 13% (cfr. Figura 4).
Figura 4: andamento temporale delle emissioni di PM10 e PM2.5 (Air Quality in Europe, EEA, 2014)
E' importante non dimenticare che, oltre ad un problema di inquinamento locale, ne esiste uno altrettanto grave di inquinamento globale, a causa delle emissioni di CO2 che alterano il clima. Anche in questo caso, la principale fonte di emissioni, sono gli edifici (cfr. Figura 5).Figura 5: fonti di emissione della CO2 in Lombardia (INEMAR, 2012).
E' dunque ovvio che qualunque azione volta al miglioramento della qualità dell'aria non possa prescindere dalla realizzazione di un ampio piano di riqualificazione degli edifici esistenti. I dati di cui sopra ( cfr. Figura 4 ) dimostrano altresì che l'attuale trend di riqualificazione degli edifici (trainato dalle detrazioni fiscali e dall'ecobonus) non è sufficiente: è necessario che le riqualificazioni degli edifici aumentino in numero ed in profondità, ovvero non si limitino a semplici sostituzioni tecnologiche di determinate componenti (finestre e caldaie), ma coinvolgano l'edificio nel suo complesso. Le tecnologie coinvolte in interventi simili (ad esempio l'isolamento a cappotto delle pareti verticali o l'isolamento della copertura) hanno inoltre lunga vita utile (paragonabile con quella dello stesso edificio); ciò significa che questi interventi forniscono una soluzione definitiva e non temporanea.
Come dimostrato da vari studi, gli interventi profondi di efficienza energetica portano una lunga serie di vantaggi (cfr. Capturing the Multiple Benefits of Energy Efficiency), di tipo sia macro-economico, sia micro-economico.
I primi (diminuzione dell'inquinamento globale, miglioramento della bilancia commerciale nazionale, ecc.) sono quelli dei quali beneficia la società nel suo complesso; dei secondi (il risparmio derivante da bollette energetiche più leggere, l'aumento del valore dell'immobile, ecc.) ne beneficia direttamente il condominio che li realizza.
La diminuzione degli inquinanti locali è un beneficio a scala locale, come tale ne beneficia prima di tutti chi realizza l'intervento profondo di efficienza energetica, dal momento che diminuirà l'inquinamento nel proprio quartiere.
Già in passato Renovate Italy ha chiesto l'introduzione di un incentivo specifico per stimolare le riqualificazioni energetiche profonde, aggiuntivo all'ecobonus.
Per il momento questo ultimo è stato rinnovato per tutto il 2016; significa che l'isolamento delle pareti e della copertura, la sostituzione delle finestre, la sostituzione del generatore di calore, l'installazione di impianti solari termici, l'installazione di sistemi schermanti e (novità) l'installazione di sistemi domotici, consentiranno una detrazione Irpef pari al 65% del costo dell'intervento (con massimali variabili a seconda dell'intervento).
Il modo più efficiente per riqualificare l'immobile è realizzare un unico intervento, che migliori le diverse componenti tecnologiche (involucro ed impianto).
Quando ciò non è possibile (ad esempio per mancanza delle necessarie risorse economiche) o non si vuole comunque procedere con un intervento globale (ad esempio se qualche componente tecnologica, seppure non estremamente efficiente, sia ancora perfettamente funzionante), può essere realizzata una ristrutturazione profonda a stadi, ovvero frammentata su più interventi parziali. In questo caso, è importate che gli interventi siano effettuati nel corretto ordine.
In particolare, gli interventi sull'involucro (pareti, copertura, finestre) dovrebbero essere tra i primi effettuati, poiché l'isolamento dell'involucro determina la potenza dell'impianto termico. Risulta infatti anti-economico sostituire il generatore di calore e solo successivamente migliorare l'isolamento termico dell'edificio. In tale caso, infatti, il nuovo impianto termico, dimensionato sulle pre-esistenti proprietà isolanti dell'involucro, risulterebbe sovra-dimensionato una volta migliorato l'isolamento termico.
Come si saprà, i Ministeri della Salute e dell'Ambiente hanno emanato un decalogo contro l'inquinamento locale. I Ministeri chiedono ad ognuno di noi di contribuire e, in particolare, di abbassare il riscaldamento di 1-2 gradi nelle nostre abitazioni.
In questo modo si otterrebbe una diminuzione dell'inquinamento comunque inferiore a quella che si otterrebbe con una riqualificazione profonda dell'edificio.
Tra l'altro, abbassare il riscaldamento di 1-2 gradi comporta un chiaro peggioramento del comfort termico indoor, mentre la riqualificazione profonda lo migliora.
Questo beneficio è sempre stato ingiustamente poco considerato, dato che i cittadini europei trascorrono ben il 90% del proprio tempo all'interno degli edifici.
Tra le tecnologie più indicate per migliorare il comfort termico interno agli edifici segnaliamo l'isolamento delle pareti (pareti isolate sono più calde in inverno e più fresche in estate) e l'utilizzo di corpi scaldanti radianti a bassa temperatura (perché minimizzano le differenze di temperatura all'interno dei locali).


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