Il Condominio

Super-Tassa rifiuti se la differenziata è bassa

di Paola Ficco

Alcuni articoli del “collegato ambientale” approvato definitivamente il 22 dicembre dalla Camera spostano sui Comuni, in assenza di Ato (le autorità d’ambito), la responsabilità del mancato raggiungimento dei target di raccolta differenziata di rifiuti urbani e assimilati e, attraverso la tassa discariche (“ecotassa”), incidono sulla Tari. Inoltre, il valore di raccolta differenziata raggiunto nell’anno precedente diventa il nuovo riferimento per calcolare l’ ecotassa.

Nel dettaglio, l’articolo 32 modifica l’articolo 205 del Dlgs 152/2006 e stabilisce che le percentuali di raccolta differenziata devono essere raggiunte in ogni Comune ove l’Ato (Ambito territoriale ottimale) non è costituito. L’adeguamento va raggiunto entro i prossimi due anni. Il target del 65% avrebbe dovuto essere raggiunto in ogni Ato entro il 31 dicembre 2012. Ora le responsabilità sul territorio. Infatti, si fanno ricadere sul singolo cittadino le inadempienze delle politiche locali anche per la mancata costituzione degli Ato.

Il mancato raggiungimento del 65% negli Ato, se costituiti, «ovvero in ogni Comune» è colpito con un’addizionale del 20% applicata all’ ecotassa prevista dalla legge 549/1995. La maggiorazione colpirà i Comuni inadempienti «sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli Comuni». La nuova legge però sembra riflettere sui pesanti costi che la raccolta differenziata comporta per le comunità locali; infatti, esclude dalla maggiorazione l’impossibilità di realizzare gli obiettivi previsti «dal punto di vista tecnico, ambientale ed economico». In tal caso, il Comune può richiedere al ministro dell’Ambiente una deroga (articolo 205, comma 1-bis, Dlgs 152/2006). Le condotte virtuose, invece, godranno di un abbassamento della ecotassa modulato «in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata» . Resta da verificare se gli incentivi compensano le uscite comunali per la raccolta differenziata realizzata dai cittadini.

Il valore di raccolta differenziata raggiunto nell’anno precedente diventa ora anche il riferimento per la determinazione dell’ecotassa e si sostituisce al peso di quanto conferito. Fondamentali saranno le linee guida sul metodo standard di calcolo e verifica che il ministro dell’Ambiente dovrà emanare entro tre mesi. Poi tutto passerà alle regioni. Già ora la tassa discariche ha connotazione regionale e, nonostante la concezione più semplice, crea non pochi problemi. Il cambio di passo previsto dalla nuova legge, dunque, non appare di così semplice attuazione.

L’articolo 34 rettifica il presupposto dell’ecotassa e aggiunge al deposito in discarica l’incenerimento senza recupero energetico. L’articolo 35 conferma che i gestori di queste operazioni pagheranno l’ecotassa nella misura del 20% dell’ammontare. Sul punto, nulla cambia come per l’impossibilità per gli impianti di raggiungere la formula che la Ue ha previsto per il recupero energetico (allegato C, parte quarta, Dlgs 152/2006). Impossibilità dovuta anche alle terre da bonifica dei siti contaminati che negli inceneritori trovano destino, a meno di non esportarle.

Secondo l’articolo 36, la tariffa rifiuti deliberata dai Comuni potrà prevedere riduzioni ed esenzioni per «attività di prevenzione nella produzione dei rifiuti, commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti». Stante la pervasiva definizione di «rifiuto»,la norma appare sin da ora foriera di numerosi contenziosi.


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