Il Condominio

Le risorse alternative per i Comuni ci sono, a patto che si sappiano individuare

di Luigi A. Ciannilli, presidente di Conf.A.I.

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Dopo circa 12 anni per modificare ed aggiornare alcuni articoli del nostro Codice civile riferiti al Condominio, è stata varata la L. 220/2012 e, dopo di essa la L. 4/2013 – riguardante le ‘professioni non organizzate', ovvero quelle per le quali non è mai esistito e mai esisterà un ‘Ordine' o un ‘Albo', nella quale sono inclusi anche gli “amministratori di condominio”. E, poi ancora, è stato varato il Decreto n° 140/2014 - riguardante la formazione e gli aggiornamenti professionali degli stessi ‘amministratori', rendendo in tal modo questa professione molto più rigida e tesa ad eliminare dal mercato improvvisati ed improvvisazioni per esercitarla. Ebbene se dopo tutto questo gli Enti Locali, in particolare i Comuni e i Comuni delle medie e grandi città, nonché quelli sopra i 10mila abitanti, riuscissero a leggerle e cogliere in queste nuove e recentissime disposizioni gli aspetti positivi che si offrono loro, parte dei problemi di cui si lamentano troverebbero immediate soluzioni.
La L. 220/2012 , nel contesto dell'art. 1129 ex CC, per esempio, offre una opportunità per poter incrementare le ‘entrate' dei Comuni (cosa che qualche Comune ha messo in atto e già sperimentato, con successo, da diversi anni e molto prima che entrasse in vigore la legge di “Riforma del Condominio”), contrastando nel contempo, in modo snello e pratico, anche l'evasione fiscale e contributiva, che si annida in molti ‘condomini' in Italia. Come ha dimostrato una ricerca risalente al 2010 e pubblicata dal Sole 24 Ore. Ricerca che l'Agenzia delle Entrate si è ripromessa di aggiornare e rendere attuale.
Inoltre la stessa legge, nel contesto dell'art. 1135, ex CC, e come si sta cercando di sperimentare a Napoli, con il “modello Insula” (pubblicato dallo stesso quotidiano economico il 5-10-2015), aiuterebbe gli EE.LL. non solo a favorire il recupero, la riqualificazione e la vivibilità di aree urbane che hanno raggiunto livelli di degrado non più sopportabili; ma farebbe anche scoprire che il termine “condominio” non si limita ad identificare un palazzo costruito verticalmente con (prima) più di 4 proprietari e (ora) con più di 8, ma allargherebbe la visione e realtà terminologica a interi ‘quartieri', ‘vie' o ‘piazze' cittadine. Offrendo spunti di notevole interesse per come ‘rivitalizzarli' e valorizzarli.
A quanto sopra intende aggiungersi e concorrere anche l'art. 24 dello “Sblocca Italia” – accennato in allegato
Ma per realizzare quanto solo brevemente esposto – che abbiamo provveduto a segnalare a numerosi Comuni capoluogo, con risposta finora solo da parte 2 - necessitano due cose fondamentali: 1) riscoprire, o scoprire - per chi non l'ha mai provato - la passione di “leggere” e “approfondire” le novità che stanno venendo avanti,; non limitandosi ai sentito dire, o peggio, ai titoli delle notizie in Tv; 2) superare – e forse questo è l'ostacolo più difficile che frena la nostra attualità - motivi di contrapposizione per lasciare il posto a motivi di collaborazione tra pubblico e privato.


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