Il Condominio

Carta bianca al tecnico d’ufficio

di Edoardo Valentino

Nell’ordinamento giuridico italiano il giudice ha la facoltà di avvalersi di un esperto qualora la decisione della causa non possa prescindere dall’accertamento di questioni tecniche complesse. In tal caso il perito (Ctu) viene nominato per valutare le prove prodotte dalle parti e redigere una relazione (la consulenza tecnica d’ufficio) che viene utilizzata per decidere la controversia.

Tale facoltà, tuttavia, incontra un preciso limite, ossia l’impossibilità per il giudice di autorizzare delle consulenze tecniche “esplorative” e cioè non votate all’analisi tecnica delle prove del giudizio, ma a una vera e propria indagine sui fatti della causa mirata al reperimento di indizi utili alla decisione.

Questo limite, da sempre considerato tassativo, incontra però un’eccezione. La Corte di cassazione (sentenza numero 2663/2013) ha infatti introdotto un temperamento alla regola, rendendo di fatto possibile l’esperimento di consulenze tecniche d’ufficio esplorative in casi particolari: «la consulenza tecnica d’ufficio, anche se non costituisce, in linea di massima, mezzo di prova, ma strumento per la valutazione della prova acquisita, tuttavia rappresenta una fonte oggettiva di prova quando si risolve nell’accertamento di fatti rilevabili unicamente con l’ausilio di specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche».

Questo principio quindi autorizza il giudice a demandare al perito il compito di effettuare un’analisi tecnica atta a reperire la prova necessaria alla decisione del processo.

La consulenza esplorativa non può comunque sopperire all’inerzia delle parti, che saranno sempre chiamate a fornire un’adeguata base probatoria e non affidare alla perizia l’intera risoluzione della causa.


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