Il Condominio

Tutti possono agire a tutela delle parti comuni

di Edoardo Valentino

Il condominio è un ente di gestione privo di personalità giuridica e quindi esso non costituisce un'entità diversa dai suoi partecipanti.In considerazione di ciò lo stabile ha diritto di agire per la difesa delle parti comuni, ma ciò non priva i singoli condomini del potere di agire a tutela degli stessi interessi. I condomini, quindi, hanno il diritto di agire in giudizio autonomamente non solo se sussiste un rischio per la loro proprietà, ma anche se detto pericolo rischi di cagionare un danno diretto alla gestione delle parti comuni del palazzo e quindi solo in via mediata diretto alle singole abitazioni.

Questii principi espressi dalla sentenza numero 16562 del 6 agosto 2015 della Seconda Sezione della Corte di Cassazione , che ribadisce un importante principio in materia di diritto condominiale.

In particolare la sentenza chiarisce l'orientamento della giurisprudenza in materia di legittimazione attiva dei condomini ad agire in difesa di diritti comuni dello stabile e non solo afferenti la loro proprietà privata.

Nel caso in questione una condomina impugnava una delibera assembleare che non le consentiva l'esenzione dal pagamento delle spese di riscaldamento a seguito dal proprio distacco dall'impianto centralizzato e la ripetizione di quanto asseritamente pagato ingiustamente.

Si costituiva il condominio, sostenendo il dovere della condomina di corrispondere le spese di riscaldamento anche a seguito delle opere di distacco e, in particolare, la validità della delibera impugnata.

In primo grado il Tribunale rigettava la domanda dell'attrice. A seguito della sentenza, la condomina depositava atto di citazione presso la Corte di Appello di Lecce. Al termine del processo la Corte d'appello accoglieva la domanda della succitata e annullava la delibera in questione.

Contro tale decisione, proponevano ricorso in Corte di Cassazione due condomini in via autonoma, dato che il condominio non lo faceva. Anche la condòmina che aveva impugnato all’inizio la delibera si costituiva, proponendo un'eccezione preliminare di carenza di legittimazione attiva dei comproprietari ad impugnare la sentenza di appello.

In sostanza, sosteneva la condomina, i ricorrenti non avrebbero potuto agire in Cassazione in via autonoma, dato che l'impugnazione della delibera assembleare da lei avanzata non avrebbe influitoo sulle loro sfere private, ma avrebbe solo riguardato la gestione dei beni comuni. Trattandosi di beni condominiali, proseguiva la condomina nel controricorso, l'unico legittimato attivo ad agire impugnando in Cassazione sarebbe stato il condominio e non i singoli proprietari.

La Corte di Cassazione si pronunciava proprio sul controricorso della condòmina, dando però ragione ai due condòmini: tutti i condòmini possono agire in via autonoma a tutela delle parti comuni.


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