Il Condominio

Chi «dissente» può evitare le spese di giudizio

di Enrico Morello

Dato che il condominio èproprietà indivisa dei condòmini, ogni sentenza resa a favore o contro avrà ripercussioni da ultimo sugli stessi condòmini, i quali potrebbero per tale ragione decidere di non condividere l'iniziativa giudiziaria intrapresa (o subita) dal condominio. Il Codice civile prevede, all'articolo 1132, che «qualora l'assemblea dei condòmini abbia deliberato di promuovere una lite o di resistere ad una domanda, il condòmino dissenziente, con atto notificato all'amministratore, può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite in caso di controversia». Lo stesso articolo prevede poi che il condòmino renda nota la propria decisione notificando il relativo atto «entro trenta giorni da quello in cui il condominio ha avuto notizia della deliberazione».

In sostanza ogni condòmino può separare la propria posizione da quella del condominio: con l'unica avvertenza di rendere nota (ed ufficiale) la propria posizione in un termine perentorio (30 giorni dalla delibera asssembleare che ha approvato la lite).

Si ricordi, tuttavia, che la decisione del condòmino dissenziente rimane “interna” al condominio, e non può certo essere opposta alla controparte giudiziale del condominio: che nel caso di vittoria potrebbe decidere di agire (pur con tutte le difficoltà del caso) proprio contro il condòmino dissenziente.

Il Codice civile prevede, allora, che il condòmino dissenziente si possa rivalere sugli altri condomini (evidentemente quelli che hanno voluto la lite) nel caso in cui si sia trovato a rifondere le spese alla parte vittoriosa.

Allo steso modo, è anche previsto che il condòmino dissenziente, qualora abbia comunque tratto vantaggio (si pensi ad esempio ad una causa di rivendica di una parte comune condotta dal condominio) dall'esito di una causa condotta felicemente in corso, sia tenuto a sua volta a concorrere alle spese di giudizio che non sia stato possibile ripetere (per usare le parole del codice) dalla parte soccombente.

La Cassazione (sentenza 2259/1998) ha distinto i casi (quelli in sostanza che non sono compresi nelle proprie competenze) in cui l'amministratore è obbligato per legge a dare comunicazione alla assemblea della vertenza giudiziaria, a quelli viceversa dove egli possa iniziare o resistere in giudizio senza obbligo di preventiva comunicazione.

Secondo la Cassazione, in sostanza, il condòmino potrà dissociarsi solo dalle liti che, non rientrando nella competenza dell'amministratore (articolo 1130 del Codice civile) prevedano necessariamente una delibera assembleare, mentre tale possibilità sarà preclusa nel caso opposto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA