Il Condominio

Disabili, la scala si può ridurre

di Enrico Morello

La Corte di Cassazione (sentenza 16486, depositata ieri, presidente Ettore Bucciante ) si trova a decidere sulla validità e sulle maggioranze necessarie di una delibera assembleare che aveva disposto «la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale».

La delibera veniva adottata con il voto favorevole di tanti condòmini rappresentanti 608,33 millesimi, mentre secondo chi ha ricorso in Cassazione la costruzione dell'ascensore sarebbe consistita in una innovazione delle parti comuni, e quindici voleva la maggioranza qualificata di 666,6 millesimi.

Inoltre la porzione di scala rimanente dopo l'istallazione dell'ascensore (larga , sarebbe stata (72 centimetri) inservibile o comunque molto pericolosa, non permettendo in caso di evacuazione il transito contemporaneo di due persone.

La Cassazione, nel respingere il ricorso, ha osservato come il concetto di inservibilità della cosa comune, che renderebbe nulla la delibera assembleare, non è paragonabile (come in questo caso) al semplice disagio causato ad alcuni condòmini dal fatto di avere una scala di dimensione più ridotte a causa della installazione dell'ascensore.

La Corte ha poi ricordato il principio della solidarietà condominiale, secondo il quale “«a coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato implica di per sé il contemperamento di vari interessi, tra i quali deve includersi anche quello delle persone disabili all'eliminazione delle barriere architettoniche». Proprio in applicazione di tale principio, pertanto, osserva la Corte, il condominio resistente (ove era stata deliberata la posa dell'ascensore) era caratterizzato (come risultante dalla istruttoria esperita in corso di causa) dalla presenza di diversi condòmini che, o poiché in età molto avanzata o in quanto disabili, non avrebbero di fatto potuto uscire dallo stabile se non utilizzando appunto un ascensore.


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