Il Condominio

Decreto ingiuntivo per i morosi impenitenti

di Enrico Morello

Da ormai due anni la legge 220/2012 ha introdotto l'obbligo per l'amministratore (a meno che l'assemblea non lo esoneri espressamente) di agire nei confronti dei condòmini morosi nei sei mesi dalla chiusura dell'esercizio nel quale il credito esigibile è compreso.

In sostanza,entro sei mesi l'amministratore dovrà rivolgersi ai condòmini “cattivi pagatori” dapprima (anche se non è un passaggio obbligatorio) con un sollecito in proprio o inviato tramite studio legale, ed in seguito con la richiesta al Giudice (Tribunale o Giudice di pace a seconda della competenza per valore) di un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo. Comuque l'articolo 63 delle Disposizioni di attuazione del Codice civile prevede che l'amministratore possa richiedere il decreto ingiuntivo senza essere autorizzato dall'assemblea.

La stessa norma, inoltre prevede l'obbligo dell'amministratore di fornire ai creditori (del condominio) che ne facciano richiesta l'elenco dei condòmini morosi, nonché il corrispondente obbligo dei suddetti creditori di agire contro i condòmini in regola con i pagamenti solo dopo aver vanamente escusso quelli morosi. Il garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che, oltre alle informazioni che lo riguardano, il singolo condòmino può in ogni momento conoscere (ovviamente rivolgendosi all'amministratore) le spese e gli eventuali inadempimenti di altri condòmini: non vi sarà pertanto alcuna violazione di legge (e di privacy) qualora ad esempio l'amministratore renda noto il nominativo dei condòmini morosi utilizzando una chat riservata alle comunicazioni (convocazione assemblea) ai soli condòmini.

Inoltre, il nuovo articolo 63 delle Disposizioni ora prevede che «in caso di mora nei pagamenti che si protragga per oltre un semestre, l'amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione di servizi comuni suscettibili di godimento separato».

L'amministratore, in sostanza, dovrà valutare (in questo caso non vi è un obbligo come invece previsto per il “recupero crediti”) se si possa privare temporaneamente il condòmino cattivo pagatore di alcuni servizi dei quali i condòmini usufruiscono separatamente. Si tratta in realtà di una norma di difficile applicazione pratica, che spesso viene vanificata dai giudici: alcune decisioni (si veda fra tutte quella delTribunale Brescia, ordinanza 15600 del 29 settembre 2014 ) hanno vietato in sostanza la possibilità di sospendere il servizio in quanto «dalla mancata erogazione dell'acqua ne deriverebbe un pregiudizio diretto ed immediato alle condizioni di vita e salute con pregiudizio di valori di rilievo costituzionale».


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