Il Condominio

L’appello si impugna solo con la citazione

di Antonio Scarpa

La Corte di cassazione, con sentenza n. 12359 del 15 giugno 2015 , ha affermato che l’appello contro la sentenza di primo grado, che abbia deciso una impugnazione di deliberazione dell’assemblea condominiale, va proposto necessariamente con citazione. Quindi, se l’appello sia stato per errore introdotto con ricorso, l’impugnazione può ritenersi comunque tempestiva soltanto se: fatta nel termine di trenta giorni dalla notificazione della decisione di primo grado, oppure nel termine di sei mesi dalla sua pubblicazione (quando non sia stata notificata); l’atto di gravame sia stato comunque non soltanto depositato nella cancelleria del giudice d’appello ma anche, e soprattutto, notificato alla controparte.

Questa soluzione è conforme a quanto la stessa Cassazione aveva già sostenuto nella sentenza n. 23692/2014, secondo la quale l’appello avverso la sentenza che abbia pronunciato sull’impugnazione di una deliberazione dell’assemblea di condominio, ai sensi dell’articolo 1137 Codice civile, va proposto, in assenza di specifiche previsioni di legge, mediante citazione, in base alla regola generale di cui all’articolo 342 del Cdi odice procedura civile.

In senso diverso si era però espressa Cassazione n. 18117/2013, la quale aveva ritenuto che, qualora il giudizio di primo grado fosse stato introdotto con ricorso, anziché con citazione, poteva essere introdotto con ricorso anche il giudizio di appello, e, in questo caso, il rispetto del termine di gravame sarebbe stato assicurato già dal deposito del ricorso in cancelleria, a prescindere dalla sua successiva notificazione.

Peraltro, l’articolo 1137 del Codice civile, dopo la Riforma del 2012, non presenta più nel testo il riferimento letterale al ’’ricorso’’, quale forma dell’atto di impugnazione; sicché sembra ormai inequivocabile che nei giudizi iniziati dopo il 18 giugno 2013 l’impugnativa di delibera vada proposta sempre con citazione, senza che funzioni più, nemmeno in primo grado, l’indulgente conclusione sposata dalle Sezioni unite con la sentenza 8491/2011. Nella quale, pur reputando operante per le impugnazioni la forma dell’articolo 163 del Codice di procedura civile, aveva eccezionalmente considerato valida anche la forma del ricorso, purché depositato in cancelleria entro trenta giorni.


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