Il Condominio

Amministratore al bivio

di Saverio Fossati

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L'amministratore deve scegliere: professionalità o rinuncia. La riforma ha imposto una serie (onerosa, va detto) di adempimenti, che bene o male tendono ad aprire la professione alla trasparenza verso il cliente, una trasparenza decisamente superiore a quella richiesta a tante professioni ordinistiche. Questo può fare dell’amministratore un esempio europeo di un modo diverso, e più alto, di intendere il lavoro: al servizio del cliente ma soprattutto della società, perché ci si accorgerà presto, quando i preziosi dati raccolti potranno anche entrare in banche dati pubbliche, del ruolo sociale insostituibile di chi fa questo lavoro, ci si accorgerà di quanto può far bene al patrimonio immobiliare un amministratore che si faccia carico di tutto, e forse, finalmente, ci si accorgerà di quanto faccia male che le parcelle siano ancora a livelli spesso bassissimi.
La concorrenza, sinora, non ha fatto molto bene alla professione: la crisi ha moltiplicato gli aspiranti amministratori e nel mare magnum delle offerte i condòmini hanno spesso badato al risparmio. Il Sole 24 Ore ha cercato di far capire ai proprietari quanto sia ormai indispensabile una selezione seria di chi deve gestire patrimoni importanti ma spesso il messaggio non è arrivato.
Tutto questo, però, non può essere una giustificazione per non fare altri sforzi: cogliere l’occasione della riforma per far emergere davvero una classe di nuovi professionisti, che non hanno bisogno del comodo rifugio ordinistico e dell’esclusiva per assumere il ruolo che la legge e la società richiedono, è un dovere morale prima ancora che economico.


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