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Locazioni brevi, arriva il «codice di identificazione»

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Nel pacchetto degli emendamenti al Dl Crescita (34/2019), ora all’esame della Camera, anche la stretta antievasione sugli affitti brevi e sull’imposta di soggiorno: previste sanzioni da 500 a 5mila euro per chi non comunica il codice di identificazione da inviare alla nuova banca dati del ministero del Turismo. Il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio accoglie con soddisfazione la misura introdotta nel decreto crescita attraverso gli emendamenti dei relatori Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (M5S).
Molto perplesso Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «Nell'emendamento al decreto crescita in materia di affitti brevi si prevede, fra l'altro, che presso il Ministero dell'agricoltura e del turismo sia istituita una banca dati delle strutture ricettive ‘nonché degli immobili destinati alle locazioni brevi', che dovrebbero dotarsi di un apposito ‘codice identificativo'. Dato che in Italia non esiste la categoria degli ‘immobili destinati alle locazioni brevi', la norma impone di fatto un ennesimo adempimento a carico di circa 32 milioni di abitazioni. Ciascuna di esse, infatti, può essere in ogni momento destinata, fra l'altro, alla locazione breve, per specifiche esigenze transitorie degli inquilini, siano essi lavoratori, studenti, familiari di persone degenti in ospedale, turisti. Poiché non riteniamo che il Governo abbia queste intenzioni, auspichiamo che possa rimettere mano al testo presentato. Se l'obiettivo è quello di accrescere il controllo sulle locazioni brevi, ricordiamo anzitutto che – per effetto del decreto Salvini in materia di sicurezza – coloro che locano (o sublocano) un immobile anche per un solo giorno, sono tenuti, entro 24 ore, a dare comunicazione dei dati degli ospiti alle Questure, pena l'arresto fino a 3 mesi o l'ammenda fino a 206 euro. In precedenza, con il decreto-legge 50 del 2017, si era previsto l'obbligo di comunicazione all'Agenzia delle entrate – da parte degli agenti immobiliari e dei portali on line – dei dati relativi ai contratti di locazione breve che vengono conclusi con il loro intervento nonché, qualora gli stessi incassino i canoni o intervengano nel pagamento, l'obbligo di effettuare una ritenuta d'acconto».
Per Fabio Diaferia, presidente di Pro.Loca.Tur i 400.000 proprietari interessati che su tutto il territorio nazionale danno in locazione breve i propri appartamenti non sono mai stati ascoltati, nonostante le formali richieste rivolte direttamente al Ministro Centinaio fin dallo scorso mese di ottobre e alla X Commissione attività produttive della Camera dei Deputati nello scorso mese di maggio. «I proprietari non sono mai stati contrari alla comunicazione dei dati dei contratti di locazione breve da essi stipulati e neppure all'obbligo di utilizzare codici identificativi negli annunci pubblicitari. I proprietari comunicavano alle questure le generalità dei propri inquilini già prima che il decreto sicurezza, alla fine dello scorso anno, precisasse che gli obblighi di cui all'articolo 109 TULPS dovevano intendersi fare carico anche ai proprietari/locatori. I proprietari da mesi hanno pronto un progetto di “Comunicazione unica” che prevede di riunificare attraverso un apposito portale nazionale, tutte le comunicazioni che i proprietari già oggi sono tenuti ad effettuare a diversi uffici della pubblica amministrazione (comuni, province, regioni, questure, istat, agenzia delle entrate)».
Disco verde, invece, da Marco Celani, Ad di Italianway, che ha lanciato il primo franchising italiano del vacation rental: «Ben venga l'introduzione del codice identificativo perché favorisce l'emersione e consente all'AdE di verificare in modo rapido e veloce chi opera sul mercato degli affitti brevi in maniera illegale ma bisogna fare di più, per esempio semplificare e uniformare gli adempimenti amministrativi, che vanno sfoltiti, come la raccolta dei dati ISTAT».


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