Il Condominio

Le Regioni chiedono il pagamento di canoni di occupazione ai condomìni

di Edoardo Valentino

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Dopo anni di inattività, le Regioni hanno iniziato a sfruttare le facoltà offerte loro dallo Stato Italiano a seguito della riforma Costituzionale del 2001.
Questa revisione, infatti, ha radicalmente innovato le competenze Stato/Regioni, garantendo a queste ultime maggiore indipendenza dal punto di vista della gestione del proprio territorio e dei tributi.
A decorrere dal 1 gennaio 2001, in seguito al conferimento di funzioni previsto dal Decreto Legislativo 112/98, la gestione del demanio idrico (tra le altre competenze elencate nel Titolo V della Costituzione italiana) è stata quindi trasferita dallo Stato alle Regioni.
Queste solo recentemente hanno principiato un'attività di recupero di canoni di occupazione del demanio, demandando alle varie province la riscossione delle somme dovute dai privati.
In sostanza, quindi, le Regioni possono domandare canoni annuali per l'occupazione del demanio idrico, ossia hanno la facoltà di fare pagare i privati che fanno passare tubature, passerelle e anche solo fili elettrici sopra i corsi d'acqua.
La Pubblica amministrazione ha inoltre la possibilità di richiedere canoni di occupazione anche per il passaggio di scarichi industriali, linee telefoniche e tubi del riscaldamento.
Inoltre, le Regioni, nel tentativo di incrementare le entrate fiscali, domandano il pagamento anche dei canoni arretrati, che nessun condominio o abitazione privata ha mai corrisposto data l'assenza di richieste in tal senso.
E' del tutto possibile, quindi, che pervenga al condominio una cartella di pagamento della Regione con la quale vengano richieste somme per avere il condominio avuto un cavo o una tubazione che attraversa (anche a diversi metri di altezza) un corso d'acqua, come spesso accade fori dai centri urbani maggiori.
In caso, quindi, pervenga una comunicazione in tal senso occorrerà verificare (anche con l'ausilio di un legale) la conformità di quanto richiesto alle norme di legge e, nel caso di inesattezze, contestare puntualmente la richiesta di pagamento prima di provvedere alla corresponsione delle somme.


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