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Confabitare propone canoni concordati anche per il non abitativo


Girando per le strade delle nostre città è sempre più facile imbattersi in cartelli “ affittasi” o “vendesi” su saracinesche abbassate. Una desertificazione commerciale figlia della crisi, che colpisce in particolare i piccoli negozi, con un crollo del mercato delle locazioni e ben 600.000 locali rimasti sfitti nel 2014 in tutt'Italia. Il primo semestre 2015 conferma l'andamento negativo.
Confabitare la analizzato l'incremento percentuale delle chiusure con riferimento al periodo 1° gennaio 2015 – 30/06/2015, rispetto allo stesso periodo dell'anno 2014.
I numeri che ne emergono sono veramente allarmanti (cliccare qui per la tabella ).
L’idea di Confabitare è quella di estendere gli affitti a canone concordato anche agli esercizi commerciali. «La nostra proposta – spiega il Presidente nazionale Alberto Zanni – è semplice e concreta. Si tratta di applicare ai negozi la legge 431/98 sui canoni concordati, che dal 1998 è in vigore per le abitazioni. In sostanza, il proprietario affitta il locale a canoni più bassi ( mediamente il 20 - 30% in meno dei canoni liberi), in cambio di uno sgravio sull'Imu. Traducendo in cifre, l'imposta sugli immobili commerciali scenderebbe dall'attuale 9,8 per mille (media nazionale) al 7,6 per mille che è l'aliquota media a livello nazionale per i canoni concordati relativi alle abitazioni».
Controindicazioni? Zanni non ha dubbi : «Certo i Comuni avrebbero un mancato introito di poche decine di migliaia di Euro all'anno, ma a trarne vantaggio sarebbe tutto il tessuto sociale. Avere negozi aperti significa posti di lavoro, più servizi e consumi, meno degrado. Con la nostra proposta dei canoni calmierati che presenteremo al Governo e a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, vogliamo porre un freno alla moria dei negozi e alla desertificazione dei nostri centri urbani».


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