Gestione Affitti

L’accordo per gli affitti «calmierati» nella Capitale manca da 11 anni

di Dario Aquaro

L’accordo a Roma non viene rinnovato da oltre dieci anni. La firma del 2004, che aveva seguito la prima del 2000, è stata posta – affermano però gli attori coinvolti – su un testo molto realista, redatto per funzionare e non per pura formalità. Ed è per questo che oggi l’accordo funziona ancora, ma a macchia di leopardo e comunque non secondo le intenzioni di partenza. D’altra parte i valori del 2004 non sono quelli attuali, e la “scansione urbanistica” è quella del testo del 2000.

Così, in alcune zone che si sono apprezzate (da San Lorenzo ai Parioli) i contratti concordati non funzionano, perché i canoni si rivelano troppo bassi rispetto al mercato libero. In altre zone (come alcune aree di Tuscolana, Tiburtina, Prenestina) i valori sono vicini, e tantissimi contratti a canone libero sono passati al concordato, per approfittare della tassa piatta al 10%. Il problema è che – spiegano i sindacati degli inquilini – il concordato deve convenire anche agli inquilini. Le associazioni stanno ora lavorando per il rinnovo dell’accordo («ma è ancora presto per chiamarla trattativa», dicono): si prevede dunque di raggiungere entro l’estate una sorta di pre-accordo, disegnando canoni funzionali ad alleggerire la tensione abitativa. E i proprietari sono pronti a fare richieste specifiche sulla fiscalità municipale e sul sostegno a garanzia del rilascio dell’immobile nei casi di morosità dell’inquilino. L’obiettivo è di arrivare alla convocazione di un tavolo per settembre; e allo stesso tempo sollecitare l’attenzione del Comune che attualmente non prevede alcuna aliquota Imu agevolata, né altre forme di incentivo.


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