Gestione Affitti

A Bologna l’affitto concordato è una formula collaudata fin dal 1999

di Dario Aquaro

Dal 1999, anno della prima firma, l’accordo territoriale di Bologna è già stato rinnovato quattro volte (nel 2003, 2008 e 2013). L’anno scorso è stato ancora ritoccato, ma si è trattato di un aggiornamento più che di un rinnovo: sono stati infatti riuniti in un unico testo, valido per tutta la città metropolitana, anche gli accordi dei comuni vicini; e sono stati rivisti i canoni di riferimento (ribassati tra il 6 e il 10% rispetto all’intesa del 2013).

Bologna viene spesso indicata come caso esemplare del buon funzionamento dei contratti concordati, perché da sempre mantiene alte percentuali di diffusione, e anche oggi si parla di circa il 70%. Fin dall’avvio (nel 1999) l’amministrazione – spiega il Sunia – ha favorito i contratti con aliquote Ici prima dimezzate e poi a lungo azzerate, favorendo l’exploit. È stato di fatto un grande incentivo, e buona parte del valore di diffusione attuale può essere attribuito a quella stagione. Con l’arrivo dell’Imu, si è cercato di tenere l’aliquota bassa, ma il Comune ha deliberato per quest’anno un livello dell’imposta del 10,6 per mille, pari a quello degli immobili locati a canone libero. Un bel salto, rispetto al 7,6 precedente. Qui le opinioni divergono: chi sostiene che molti proprietari, in passato invogliati dal regime di favore, appena possibile torneranno al mercato libero; chi sostiene che il sistema sia ormai rodato e terrà (la continua revisione sta lì a testimoniarlo), anche perché il vecchio incentivo dell’imposta locale è compensato dall’opportunità della cedolare secca al 10%, richiesta nella quasi totalità dei casi.


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