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Nel decreto Crescita un regalo per pochi con la cessione del credito fiscale

di Virginio Trivella (Coordinatore Comitato tecnico scientifico Rete IRENE)

Nei prossimi mesi il settore della riqualificazione energetica degli edifici si bloccherà, in attesa di un nuovo provvedimento dell'Agenzia delle Entrate. Nella Gazzetta Ufficiale è infatti approdato, dopo varie settimane di contorsionismi politici, il decreto-legge 34/2019 che con l'art. 10 porta in dote a un pugno di multiutilities territoriali nientemeno che il monopolio della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano.
Potrà piacere a qualcuno (a me non piace) che un mercato così potenzialmente vasto, finalizzato a ridurre i consumi di energia, diventi territorio di caccia esclusivo di soggetti che, per mission aziendale, vendono energia.
Studiatevi bene la legge, incrociatela con il codice civile e vi accorgerete che, per i condomini, non si semplifica proprio niente.
E poco importa se, nei prossimi mesi, la domanda di sostituzione di finestre, installazione di cappotti termici, rifacimento di tetti, ristrutturazione di terrazzi e balconi si rivolgerà a operatori che dovranno improvvisarsi appaltatori edili senza avere la minima esperienza.
Poco importa se le imprese vere dovranno fare la fila davanti agli uffici acquisti delle multiutilities e scannarsi in gare al massimo ribasso, mortificando la loro professionalità e la qualità degli interventi.
Ma non è accettabile che un provvedimento di legge così mal concepito favorisca l'elusione fiscale di massa e sia causa di un futuro contenzioso sistematico: leggetevi bene le circolari dell'Agenzia delle Entrate (visto che il legislatore non lo ha fatto) e capirete perché.
Non è accettabile che un provvedimento inserito nel Decreto Crescita sia costruito in modo da bloccare, a partire da domani, finita la Festa del Lavoro, un intero settore: chi, pur di beneficiare di una cessione a costo zero (per il cittadino, ma non per lo Stato), non vorrà attendere i tre (ma che dico?), sei, sedici mesi che l'Agenzia delle Entrate impiegherà per rilasciare il suo nuovo provvedimento, salvo poi scoprire che la ex municipalizzata di turno a cui necessariamente dovrà rivolgersi non è in grado di evadere la sua richiesta? (Per la cronaca, non sto dando i numeri: sedici è il numero dei mesi impiegati per far uscire il provvedimento del 19 aprile 2019 per la cessione dell'ecobonus sulle singole unità immobiliari).
Alla faccia della crescita.
E non è accettabile che la conseguenza di tutto questo sia un rallentamento del faticoso processo di riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale e di riduzione dei consumi di energia, delle emissioni climalteranti e dell'inquinamento, cioè l'esatto contrario degli obiettivi del Piano Energia e Clima che, giusto qualche mese fa, i nostri governanti ci hanno sbandierato come esempio di rigore e impegno.
L'unica cosa che consola è che, a parte i pochi soggetti del titolo e quelli ben più numerosi pronti a bersi qualunque bufala, questo provvedimento scontenta tutti: ANCE, CNA, Confartigianato, FINCO, CaseItaly si sono già espressi duramente, e di sicuro si organizzeranno per contrastarlo nella fase di conversione in legge.
E, a ben vedere, non conviene nemmeno ai grandissimi e ipercapienti operatori dell'energia, che dovrebbero accettare di fare i general contractor di una miriade di piccoli interventi, prendendosene la responsabilità, e che probabilmente ritireranno la loro disponibilità a mettere a disposizione la propria capienza fiscale.
Quindi, è probabile che alla fine il provvedimento verrà corretto, ma si sarà perso un sacco di tempo e di occasioni di ridurre gli sprechi.
Esagero? Fate un po' voi, ma prima leggetevi l'articolo di approfondimento .


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