Dalle Associazioni

Calabrese (Unai): «Il Registro è un rischio, puntiamo a esami veri, con sbarramento iniziale»

di Saverio Fossati

Q
D
C Contenuto esclusivo QdC

Dopo l’annuncio del Registro amministratori, fortemente voluto dal sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone (si veda il Quotidiano del Sole 24 Ore - Condominio del 21 agosto scorso ), il mondo condominiale è in fermento. In generale, si può dire che l’accoglienza dell’idea, consistente nella creazione di un Registro dove tutti gli amministratori debbano indicare i condomìni amministrati e la formazione acquisita (con controlli a carico del ministero della Giustizia), è piaciuta. Ma non a tutti. Rosario Calabrese, presidente storico dell’Unai, afferma che «Il registro è un rischio. Già con la legge 4/2010 si è data una vetrina ad associazioni insistenti ma il registro così come pensato sarebbe una vetrina per il singolo, che semplicemente autocertificherebbe il possesso dei requisiti, dove ha frequentato il corso iniziale e quelli periodici».
Il problema, evidenzia Calabrese, è nella facilità con cui viene organizzato un corso di formazione iniziale o di aggiornamento obbligatorio: «Il Dm 140/2014 afferma che basta che tre persone si mettano insieme con un insegnante e permette di assumere la funzione di responsabile scientifico a persone che prima facevano gli insegnanti dei corsi per amministratori “vecchio stile”».
Ma al di là della sfiducia sulla selezione di formatori e responsabili scientifici, Calabrese punta a cogliere l’occasione di un intervento normativo per fare qualcosa di più: «Che senso ha il registro se non c'è uno sbarramento iniziale? Ma allora tanto vale parlare di un albo, con sbarramenti in accesso e verifiche continue. Allora sì che è tutela del consumatore. Come si fa con gli avvocati: almeno hanno l'abilitazione, poi ci saranno avvocati bravi e meno bravi».
Il registro, sostiene Calabrese, è come offrire due dita d'acqua a un assetato nel deserto. «Non è la soluzione né il punto di arrivo, anzi, potrebbe essere d‘intralcio perché poi si rimane al palo per altri decenni. Questa sarebbe l'occasione, invece, vista la disponibilità del ministero, per ottenere un riconoscimento vero».
I paletti Ue alla nascita di nuovi Ordini, per Calabrese, riguardano in realtà «Gli albi inutili, non certo quello per amministratori condominiali. Senza contare che è morto l'indirizzo di fare il riconoscimento “all'inglese”, tutto basato sulla fiducia».
Ci vuole, insomma, secondo Calabrese «Non autocertificazioni ma esami veri e certificati con controllo pubblico. Altrimenti si fa come per la legge 4/2010. L'unica utilità del registro è per l'agenzia delle entrate dove emerga chi lavora in nero. Ma il problema è a monte: in passato si temeva che così il ruolo delle associazioni venisse meno con un albo ma non è vero, così si tutelano associazioni che sfruttano situazioni di latenza di occasioni formative, senza alcun controllo. Le associazioni serie continueranno a fare formazione seria e assistenza seria. E comunque ben venga una scrematura. Il nodo reale è uscire dalla secca delle autocertificazioni e dalla formazione incontrollata, non è importante che ci sia un albo nuovo ma un elenco serio con accessi a seguito di esami effettuati dallo Stato e non dalle associazioni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA