Dalle Associazioni

Se per gli amministratori di condominio è arrivato il momento di unire le voci

di Mauro Simone (V. Segr. Naz. Alac e Pres. Area Territoriale Appc- Alac Bari-Bat)

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Dopo aver risolto con la legge 4/2013, la questione (in parte) del riconoscimento giuridico dei professionisti che non appartengono a nessun albo o ordine professionale, compresi gli amministratori di condominio e risolta (quasi) la questione dell'etica e deontologia degli amministratori, che com'è riconosciuto unanimemente contribuiscono in maniera considerevole allo sviluppo economico del nostro Paese, rimane in lista d'attesa la risoluzione del problema dell'assenza di tariffari che assilla assai la categoria dei professionisti senza albo.
Il problema di fondo è che le professioni non regolamentate non possono adottare le tariffe minime né tampoco possono proporle ai propri iscritti le Associazioni professionali di categoria stante il divieto posto dall'Antitrust. Per il Garante i sistemi tariffari non tutelano i clienti, non incentivano i professionisti a migliorare le prestazioni e non sono funzionali a garantire il corretto funzionamento del mercato. Questo viene da anni imposto per non contrastare i principi di concorrenza.
Quali sono gli effetti pratici di questa disposizione richiamata dal diritto comunitario?:
Amministratori delusi perché non considerati e malpagati malgrado gli incombenti siano aumentati negli ultimi anni, anche perché molti amministratori, soprattutto quelli non iscritti ad Associazioni non aggiornano le proprie competenze ai sensi del D.M. 140/2014 e giocano al minimo ribasso dei compensi professionali.
Secondo noi è arrivato il momento di avere un po' di coraggio e cominciare a rendersi conto che le libere professioni si reggono su un'impalcatura normativa che occorre rivisitare, perché un sistema assente di un minimo tariffario non garantisce un'adeguata “risposta economica” agli amministratori.
I professionisti chiedono di rivedere questo sistema atrofizzato, magari introducendo tariffe minime obbligatorie che tutelino l'interesse degli addetti e la qualità delle prestazioni.
Come ALAC (Sede Territoriale Area Metropolitana di BARI e BAT) abbiamo effettuato un sondaggio tra gli iscritti, i cui compensi per prestazioni ordinarie mediamente si attestano, nelle migliori delle ipotesi, sui sette euro a condomino (le prestazioni straordinarie degli amministratori invece quasi mai vengono riconosciute economicamente dai propri amministrati).
Agli amministratori si chiede di fare rete per la dignità e lo sviluppo dell'intera categoria, per un amministratore etico, professionale e dignitosamente retribuito, e perché da parte di tutte le associazioni venga raccolta la sfida che attende la categoria: chi di noi oggi non fosse convinto dell'importanza di prendere una decisione di coraggio e di chiarezza potrebbe essere chiamato fra qualche tempo a rispondere di questa omissione.
Omissione che appare ed apparirà tanto più grave quanto è maggiore l'urgenza di dare dignità agli iscritti seppure mai perduta, oggi la categoria necessita di nuovi stimoli e nuovi disegni. Le associazioni sono chiamate a lanciarsi per mete più ampie a difesa degli amministratori e dei propri iscritti e delle professioni intellettuali non regolamentate che hanno “il loro posto di lavoro nel cervello degli operatori del settore”.
Gli amministratori e le associazioni di appartenenza, da quelle storiche alle ultime nate, dovrebbero pur esse prendere esempio e seguire le orme dei professionisti iscritti agli Ordini professionali (avvocati, architetti, ingegneri), che hanno chiesto al Governo l'introduzione di una legge sul giusto compenso per la qualità delle prestazioni, sull'equità fiscale e il diritto/dovere a una formazione qualificata di alto livello.
A Roma il 6 maggio p.v. tutti i suddetti professionisti manifesteranno su questi temi.
Un auspicio mi sia consentito formulare: uniamo le voci di tutte le associazioni di Amministratori di Condominio e degli Organismi ad esse collegate per chiedere al Governo una legge sui compensi dignitosi degli amministratori di condominio, alla luce della pronuncia della Corte di Giustizia Europea (sent. 8 dic. 2016 C- 532/15) che ha affermato la legittimità dei minimi tariffari inderogabili, la cui adozione è oggi vietata per gli amministratori di condominio.


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