Dalle Associazioni

Confabitare contro l’emergenza abitativa e il rischio delle occupazioni abusive

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«Il fenomeno delle occupazioni abusive - ha detto ieri il presidente di Confabitare Alberto Zanni alla riunione della Commissione Politiche abitative del Comune di Bologna -, non accenna a placarsi, anzi negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una escalation sempre più preoccupante. Come Confabitare abbiamo assunto, fin dal primo manifestarsi del fenomeno, una posizione molto netta: nessuna concessione a chi viola le regole più elementari del vivere civile e quindi pugno di ferro nei confronti di collettivi e groppuscoli vari portatori di una cultura della illegalità che rischia di prendere il sopravvento. Come associazione che tutela i proprietari immobiliari, chiediamo pertanto alle autorità e agli enti locali, Comune in primis, la massima fermezza nel contrastare le occupazioni abusive, fermezza che non sempre abbiamo riscontrato nell'amministrazione guidata dal Sindaco Merola.
Alla Giunta imputiamo una politica ondivaga in materia di occupazioni, che a volte è sconfinata in un approccio benevolo che non aiuta certo a risolvere il problema. Ricordiamo, ad esempio, la recente ordinanza del Sindaco per il ripristino dell'erogazione dell'acqua nello stabile di via De Maria. Un atto che viola l'art. 5 del Piano casa del Governo Renzi, cioè una legge dello Stato.
E' un messaggio, quello della Giunta di Bologna, che riteniamo pericoloso perché conferisce legittimità ad azioni palesemente illegittime. A riguardo vogliamo citare la sentenza del TAR del Lazio, depositata il 20 marzo scorso, secondo la quale non
esiste alcuna giustificazione all'indebita occupazione di un immobile e quindi si deve procedere allo sgombero.
Nel ribadire la linea dura nei confronti di chi occupa proprietà altrui, sia pubbliche che private, Confabitare chiede che sia fatta chiarezza in merito all'articolo 21 della Legge regionale n. 24 del dicembre 2013, secondo cui chi occupa abusivamente un appartamento non può accedere per un periodo di dieci anni alle graduatorie per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Chiediamo inoltre al Comune di Bologna una maggior apertura nei confronti di tutte le associazioni di proprietari immobiliari, che sono naturalmente interlocutori fondamentali nelle tematiche riguardanti l'emergenza abitativa e come tali vanno trattati. Una prassi finora spesso disattesa, come nel caso del documento “Politiche per l'abitare” della Giunta comunale datato settembre 2014, per il quale Confabitare non è stata coinvolta né nella stesura né nella firma finale.
Infine sollecitiamo il Comune ad istituire un Tavolo permanente per l'emergenza abitativa con la partecipazione di tutti i soggetti interessati, in particolare le associazioni di proprietari immobiliari.
Sarebbe auspicabile da parte di chi amministra la nostra città un maggior rispetto per chi parla e agisce quotidianamente a nome di migliaia di proprietari di casa».


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