Il Condominio

Videosorveglianza limitata soltanto alle parti private

di Luana Tagliolini

Installare una telecamera in condominio o davanti alla propria abitazione è legittimo ma bisogna vedere come: è sufficiente che riprenda, anche in parte, proprietà di fronte o vicine e si viola il diritto alla riservatezza. È irrilevante che la telecamera non funzioni perfettamente o non sia collegata ad uno strumento di registrazione o riprende in parte le strade e le persone, la privacy è comunque “potenzialmente” lesa.

Principio condiviso, di recente, dalla Corte di cassazione, che con sentenza 12139/2015 accoglieva la domanda di rimozione di una telecamera installata da un privato, sull’ingresso della propria abitazione, ma che il vicino riteneva lesiva della privacy in quanto potenzialmente idonea a riprendere i suoi movimenti nella sua proprietà.

L’installazione di impianti di videosorveglianza non si fa semplice neanche in ambito condominiale, nonostante la previsione contenuta nell’articolo 1122-ter del Codice civile (introdotto dalla legge 220/2012) il quale richiama il quorum deliberativo dell’articolo 1136 comma 2 (ossia la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio), per poterla deliberare in assemblea.

Tuttavia, al di là della delibera, l’installazione della videosorveglianza nell’edificio condominiale su parti comuni non può realizzarsi se non in conformità con i principi espressi nei “provvedimenti generali” del Garante della privacy del 29 aprile 2004 e dell’8 aprile 2010 che se non rispettati prevedono anche l’applicazione di sanzioni amministrative e penali.

Dei cartelli dovranno essere apposti per informare le persone, che transiteranno nelle aree sorvegliate, della presenza delle telecamere.

Anche i singoli condòmini possono adottare sistemi di videosorveglianza per fini esclusivamente personali, nei pressi di immobili privati ed all’interno di condomini e loro pertinenze (quali posti auto, box). In tal caso l’installazione, benché non sia soggetta al Codice quando i dati non sono comunicati sistematicamente o diffusi, richiede comunque l’adozione di precise cautele.

Per evitare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata (articolo 615 bis del Codice penale), l’angolo visuale delle riprese deve essere limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza, ad esempio antistanti l’accesso alla propria abitazione, escludendo ogni forma di ripresa, anche senza registrazione di immagini, relative ad aree comuni (scale, pianerottoli, giardini) o antistanti l’abitazione di altri condomini, con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (provvedimento del Garante della privacy dell’8 aprile 2010).

L’orientamento giurisprudenziale prevalente chiarisce infine (Cassazione, sentenza 71/2013) che non implica violazione della privacy «l’apparecchiatura posizionata con una angolazione ristretta alla sola apertura del cancello né sussistono gli estremi per configurare il delitto di interferenze illecite nella vita privata, nel caso in cui un soggetto effettui riprese dell’area condominiale destinata a parcheggio e del relativo ingresso, in quanto si tratta di luoghi destinati all’uso di un numero indeterminato di persone e, pertanto, esclusi dalla tutela di cui all’articolo 615 bis codice penale».


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